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martedì 27 dicembre 2016

Il grande inganno delle religioni salvifiche


Nonostante causi lo spiacevole effetto collaterale d'inibire le capacità cognitive di chi ne fa uso, la religione è l'analgesico più utilizzato tra tutti quelli inventati dagli esseri umani.

Processi indottrinanti subiti in tenera età; esigenze di riscatto da condizioni di malessere e ingiustizia sociale; momenti di debolezza dovuti a lutti o malattie; errate metodologie di porsi alla ricerca delle risposte alle “grandi” domande; scarse attitudini nei confronti della logica-matematica; ingenuità, ignoranza e limitate capacità di analizzare il mondo in modo scettico, critico e razionale... sono alcune tra le più comuni condizioni necessarie alla prosperità delle religioni. 

Chiese, templi ed altri luoghi considerati sacri, rappresentano i tipici ambienti dove le folle si radunano per ricevere il sapere essoterico[1], vale a dire quell'insieme d'informazioni appositamente concepite dalla casta religiosa dominante per indurre nella massa il sonno della mente. 

Ciò accade congiuntamente all'esecuzione un insieme di pratiche magico-rituali a carattere simbolico, sinteticamente riassumibili con il termine di stregoneria[2].

Le attività principali delle più diffuse sette religiose (si pensi pure ai grandi monoteismi) avvengono sotto la guida vigile dei detentori di presunte verità di presunta origine divina: gli stregoni[2], che catalizzano l'attenzione del pubblico con l'ausilio scenico di insolite vesti ed appositi oggetti “magici”.

Questi servi del potere padroneggiano a tal punto l'arte della menzogna da sostenere con convinzione l'esistenza di ineffabili esseri metafisici dalle anomale caratteristiche sovrannaturali, apparentemente in grado di soddisfare, con i loro super poteri, ogni genere di umana necessità. 

Ma in realtà, bisogni e paure vengono magistralmente strumentalizzati sia per istituire e legittimare i culti, che per  stringere subdolamente la morsa sugli adepti. 

Il concetto della morte, ad esempio, è utilizzato senza alcun ritegno dalle dottrine salvifiche che millantano di “donare” la vita eterna. 

Accade un fatto assai curioso: anche se è convenzione assodata non pretendere alcunché in cambio di un dono (altrimenti che dono sarebbe?), stranamente, gli stregoni delle sette salvifiche tentano di “soggiogare” i potenziali iniziati ai propri culti per farli usufruire del “servigio” della salvazione. 

La giustificazione di una simile pretesa è ovvia: chi non conquista la simpatia della divinità di turno osservando i precetti della setta, non possiede i prerequisiti indispensabili per ricevere il “dono”. 

Così, gli stregoni musulmani raccomandano un mese di digiuno diurno all'anno (ramadàn); quelli cattolici chiedono di non mangiare carne il venerdì (astinenza dalle carni), che non si nomini Dio in concomitanza di un aggettivo dispregiativo (bestemmia) e innumerevoli altre bizzarrie. 

In ogni setta che si rispetti, inoltre, chiunque osa violare le imposizioni del tal culto viene immediatamente etichettato (in modo dispregiativo) come “peccatore”. 

Se poi il “non credere in una data religione” è già da considerasi di per sé come un peccato, ne consegue logicamente che come minimo tutti i membri di tutte le altre religioni del mondo sono peccatori. Per non parlare degli atei che sono “non credenti” per definizione. 

Può addirittura accadere che gli esseri umani siano considerati peccatori a prescindere dalle loro gesta o che lo siano sin dall'atto del concepimento.

Ciò accade nel cattolicesimo, dove si viene caldamente invitati a redimersi il prima possibile dal cosiddetto “peccato originale”: come? Facendosi versare sulla fronte dell'acqua magica, in modo da entrare a pieno titolo tra i membri della setta. 

Nelle situazioni più estreme la trasgressione dei dettami non opportunamente super-compensata con pratiche di espiazione delle colpe, può privare definitivamente l'adepto dei requisiti necessari per ricevere il “dono” della salvezza, condannando l'infame peccatore a sperimentare delle spiacevoli situazioni... 

Per queste evenienze non esiste un trattamento universale, ma una moltitudine di casi specifici stabiliti a seconda della violazione commessa, sempre secondo la “democratica” imposizione della volontà delle divinità oltraggiate. 

Ad esempio, nel Catechismo della chiesa cattolica si apprende che chiunque perda la vita nel “peccato mortale”, senza essersene pentito e senza accogliere l'amore misericordioso di Dio, si auto-condanna inevitabilmente alla dannazione eterna[3]. 

Per quel poco che è noto a tal proposito, con questi termini s'intende il trasferimento post mortem in un luogo molto caldo e pieno di fiamme «ove sarà pianto e stridor di denti»[4]: l'inferno. 

Secondo una descrizione immaginaria, tratta da una delle più “attendibili” fonti letterarie note a tal proposito[5], questo luogo metafisico atto a imporre in perpetuo terribili torture, potrebbe essere organizzato in gironi. 

Le condanne sarebbero stabilite secondo la stravagante Legge del contrappasso, che sancisce che si debba “soffrire il contrario” (dal latino “contra” e “patior”). 

Ora, se gli inquisitori della Chiesa Cattolica subissero codesta legge a ragione non passerebbero momenti felici. 

Ma se l'applicazione del medesimo principio riguardasse anche l'inosservanza del ramadàn, allora non si comprenderebbe affatto come tale misura possa rappresentare una punizione per l'ingordo peccatore: dovendo essere la pena “il contrario della colpa”, questi sarebbe con ogni probabilità condannato a mangiare di giorno e digiunare di notte, un atteggiamento, a dire il vero, alquanto familiare. 

Inoltre, pur ammettendo per un istante che queste presunte quanto stravaganti divinità esistano, come si può ritenere che siano minimamente interessate da dove (carne, pesce o vegetali) e soprattutto quando (giorno, notte o infrasettimanale) un essere umano assimili il nutrimento necessario per garantire il corretto funzionamento dei propri processi vitali? 

Come si può credere che il sottostare a regole palesemente istituite da esseri umani, possa assicurare un biglietto di sola andata per un luogo situato in un mondo metafisico del quale non si sa null'altro all'infuori di alcune narrazioni fantasy?

Ma com'è possibile che tutto ciò (e molto altro di ancor più stravagante) corrisponda a verità? 

In realtà, il perché gli stregoni della setta cattolica si affrettino a definire peccatori tutti gli esseri umani non è poi un gran mistero: si tratta di una (ridicola) strategia basata sull'induzione della falsa necessità di aderire immediatamente al loro culto per potersi redimere ed evitare così la “temibile” dannazione eterna! 

Alcuni potrebbero argomentare che questo atteggiamento basato su colpe e meriti, premi e punizioni sia legittimo e che rappresenti uno scambio “equo” se non addirittura “vantaggioso”.

In fondo: che cosa vuoi che sia il sottomettersi ai dettami di una setta per un lasso di tempo finito in cambio dell'eterna beatitudine? 

Già, potrebbe esserlo... se solo non fosse per qualche “piccolo dettaglio marginale”: si tratta di una falsa ricompensa, “stranamente” accessibile non ora, non qui e non su questa terra, che rende di fatto il presunto “scambio” una vera e propria truffa attuata ai danni degli addotti. 

Pensate: il paradiso è un luogo talmente illusorio da non poter essere fisicamente raggiunto in vita!

Altro che “equità” e “vantaggi”, qui si sta parlando di barattare il nulla con l'obbedienza ai dettami del culto o, se preferite, la libertà con l'ennesima illusione.

Mirco Mariucci

Note:



[1] Essoterico: rivolto a tutti, pubblico; riferito perlopiù ad una dottrina che può essere comunicata anche ai non iniziati.

[2] Il termine non è utilizzato in modo improprio: la religione, per definizione, è un insieme di pratiche magico rituali a carattere simbolico, ma si dà il caso che questa dicitura rappresenti anche l'esatta definizione di stregoneria. In particolare, lo stregone è colui che pratica la stregoneria, quindi è lecito asserire che preti, vescovi, papi etc sono degli stregoni...

[3] Catechismo della chiesa cattolica 1033

[4] N.T. Matteo 13; 42

[5] Ovvero la Divina Commedia

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