venerdì 2 febbraio 2018

Dalla censura al controllo globale: come il potere sta trasformando la rete per schiavizzare l'umanità.


«Quelli che manipolano il meccanismo nascosto della società costituiscono un governo invisibile che è il vero potere che controlla. Noi siamo governati, le nostre menti vengono plasmate, i nostri gusti vengono formati, le nostre idee sono quasi totalmente influenzate da uomini di cui non abbiamo mai nemmeno sentito parlare. Questo è il logico risultato del modo in cui la nostra società democratica è organizzata. […] In quasi tutte le azioni della nostra vita, sia in ambito politico o negli affari o nella nostra condotta sociale o nel nostro pensiero morale, siamo dominati da un relativamente piccolo numero di persone che comprendono i processi mentali e i modelli di comportamento delle masse. Sono loro che tirano i fili che controllano la mente delle persone. […] Coloro che hanno in mano questo meccanismo, costituiscono il vero potere esecutivo del paese». Cit. Edward Bernays, uno dei primi spin doctor della storia, considerato fra le cento figure più influenti del XX secolo.


Negli ultimi tempi, sulla rete, è in corso una moderna caccia alle streghe: quella relativa alle fake-news.

Ma la verità è ben altra: sfruttando il pretesto di voler combattere la diffusione di notizie “false”, il potere si sta organizzando per mettere in atto un potente meccanismo di controllo sociale. E la strategia prevede anche l'introduzione della “censura”. 

Quando parlo di “censura”, la intendo nel senso più ampio del termine: ostacolare la pubblicazione di un libro, vietare ad una persona di parlare liberamente in una rete televisiva o impedire al gestore di una pagina Facebook di diffondere liberamente contenuti, arrivando, nei casi più estremi, a chiudere la sua pagina, sono tutte delle palesi forme di censura. 

Ma anche diminuire appositamente la visibilità di alcune informazioni presenti sul web è una forma di censura, ed è proprio ciò che sta accadendo ultimamente sulla rete, lasciando intendere che sia giusto selezionare i contenuti a cui dare o togliere visibilità, perché gli utenti non sono in grado di distinguere autonomamente il vero dal falso. 

E quindi, siccome gli “utenti” sono un po' “utonti”, tanto vale introdurre la censura, invece di acculturare le masse lasciando loro la libertà di esprimersi... che assurdità! Ma a chi giova la censura?
Supponiamo che un individuo diffonda delle informazioni attraverso un certo canale: per quale motivo un qualche genere di autorità dovrebbe impedirglielo?

Se quelle informazioni sono oggettivamente vere è doveroso che siano note, in forza della loro verità; se sono oggettivamente false non sono pericolose, perché è facile smentirle, data la loro chiara falsità; se invece, in un dato momento storico, non si riesce a comprendere se quelle informazioni sono vere o false, è auspicabile che si diffondano, in modo tale che un maggior numero di persone possa riflettere su di esse al fine di stabilire il loro grado di verità. 

Riflettiamo ora sulla reputazione di chi diffonde quelle informazioni: se l'autore agisce in modo intellettualmente onesto, argomentando in modo valido e portando evidenze a supporto, probabilmente acquisirà visibilità grazie alla sua autorevolezza, così com'è giusto e doveroso che sia. In questo modo offrirà un ottimo servizio alla comunità; 

se invece l'autore agisce in modo intellettualmente disonesto, assumendo comportamenti offensivi, argomentando in modo fallace e senza il supporto di evidenze valide, comprometterà rapidamente la sua reputazione, perché come minimo sarà screditato da altri attori reputati autorevoli e, di conseguenza, perderà visibilità, a causa della sua inaffidabilità, così com'è giusto e doveroso che sia. In questo modo non porterà alcun danno alla comunità.

Ora, se le dinamiche del sistema informativo non sono distorte da gruppi di potere in grado di (dis)orientare l'informazione indirizzandola in favore di una certa tesi, ad esempio, togliendo visibilità ad attori autorevoli e/o incrementando la diffusione di informazioni faziose appositamente scelte per raggiungere determinate finalità, è del tutto evidente che la miglior strategia per ricercare, tutelare e diffondere la verità, consista nel fare in modo che tutti abbiano libero accesso alle informazioni e che ogni individuo abbia un'effettiva possibilità di replica rispetto a tutti i contenuti, perché ciò consente di stabilire e diffondere il vero quando un'informazione è vera, il falso quando è falsa e di favorire un confronto dialettico quando non si è al corrente del grado di verità di un certo contenuto informativo. 

Passiamo ora al lato pratico della questione.

Per rendere possibili queste dinamiche, servirebbe un canale di comunicazione distribuito e bidirezionale, che consenta a tutti i cittadini sia di ricevere che di diffondere informazioni: questo è quanto Internet ha reso possibile, o almeno è quello che ha consentito di fare fin quando alcuni gruppi di potere non hanno iniziato ad alterare le sue dinamiche...

Per comprendere in profondità ciò che intendo dire, è necessaria qualche ulteriore riflessione. 

Le differenze tra la televisione e la rete sono sostanziali.

Con la televisione si possono diffondere informazioni appositamente scelte e accuratamente selezionate da un piccolo gruppo di persone verso una massa di individui. Inoltre, per creare e/o gestire un'emittente televisiva e/o una trasmissione che raggiunga un vasto pubblico, servono ingenti somme di denaro. 

In alternativa, si può chiedere di partecipare ai programmi TV già in essere, i quali però, per mezzo dei loro gestori, hanno un assoluto potere decisionale su chi può o non può partecipare e su cosa può o non può esser detto.

Per questi motivi la televisione, così come la radio, presenta le miglior caratteristiche per essere impiegata come mezzo di condizionamento, da impiegare in modo opportuno per ottenere il controllo sociale.

Chi pensa che le élites di potere abbiano concesso alle masse l'opportunità di acquistare dei televisori per favorire il generale benessere si sbaglia di grosso: nel mentre che la televisione iniziava a far parte della quotidianità dei cittadini, il potere ha compreso che avrebbe avuto a disposizione il miglior mezzo tecnologico fino ad allora sviluppato per condizionare il pensiero del più gran numero di individui martellando le loro menti con delle apposite informazioni.

Negare questa evidenza, significa negare la realtà storica di ciò che è stato, ed ancora è, l'impiego dei massmedia.  E non è del tutto da escludersi in modo aprioristico l'ipotesi che tale diffusione sia stata addirittura intenzionale, anche se all'atto pratico non vi sarebbe alcuna differenza sostanziale: intenzionalità o meno, i massmedia vengono utilizzati per condizionare le esistenze di miliardi di esseri umani e questo è un dato incontrovertibile.

Non che si tratti di una grande scoperta, del resto è oltremodo noto che ogni anno politici e aziende spendono miliardi di dollari per condizionare le nostre menti attraverso campagne propagandistiche e pubblicitarie, perché le élites sanno perfettamente che siccome l'azione dipende dal pensiero, chi ha il potere di condizionare il pensiero ha anche il potere di controllare l'intera società.

E l'evidenza empirica a nostra disposizione riguardante, ad esempio, i conclamati effetti del marketing, dimostra oltre ogni ragionevole dubbio che il pensiero della massa può essere effettivamente condizionato.

All'opposto delle reti televisive, con Internet chiunque può creare, diffondere e condividere informazioni, con una spesa modica, e tutti i contenuti possono potenzialmente raggiungere milioni di persone. 

Oltre a ciò, chiunque ha diritto di replica nei confronti di qualsiasi informazione e può, a sua volta, ricercare dei contenuti per documentarsi e accrescere la propria conoscenza in modo autonomo e non condizionato (almeno in teoria).

Ne consegue, che una rete libera e svincolata da dinamiche di censura, rappresenta il miglior strumento a disposizione dell'umanità per elevare e risvegliare le coscienze, nonché per smascherare e denunciare ogni genere di inganno, stortura e falsità, per organizzare movimenti politici in dissenso rispetto all'ideologia dominante e così via. 

Ma simili evenienze sono assolutamente "scomode" per il potere, il quale all'opposto ha bisogno di fare in modo che si diffondano soltanto delle specifiche informazioni prettamente funzionali al raggiungimento dei propri fini e di nascondere tutto ciò che potrebbe agevolare la comprensione delle dinamiche di controllo sociale. 

Le potenzialità di Internet rappresentavano un enorme problema per il potere, ed è per questo che le élites politiche ed economiche hanno deciso di intervenire sulle dinamiche della rete.

Il processo di trasformazione di Internet da strumento di libertà a mezzo per il controllo sociale ha seguito diverse fasi e non si è ancora concluso. 

Una tappa fondamentale del percorso è consistita nel selezionare e suggerire le informazioni da consultare al posto degli utenti, rendendo così gli utilizzatori dei soggetti passivi. 

I motori di ricerca, come ad esempio Google, hanno recitato un ruolo fondamentale in questa fase e il motivo dovrebbe essere evidente.

Quando per ricercare un'informazione ci si affida ad un motore di ricerca, di fatto, si sta demandando l'operazione di ricerca ad un algoritmo.

Ma chi ci assicura che le informazioni fornite da quel programma siano imparziali, oggettive e soddisfino le nostre necessità, piuttosto che quelle di altri enti/soggetti? Nessuno.

È oltremodo chiaro che l'algoritmo che compie l'azione di ricerca al posto nostro possa facilmente privilegiare certe informazioni piuttosto che altre, avendo così la possibilità d'introdurre una forma di censura o, più in generale, di condizionamento mentale.

Ad esempio, chi controlla l'algoritmo di Google, può decidere di dare maggiore visibilità a informazioni con finalità commerciali e a notizie allineate al pensiero mainstream o, se preferite, di dare minore visibilità a informazioni valide ma che non hanno una valenza commerciale e ad analisi volte a confutare le “verità” ufficiali.

Una simile modifica è talmente banale da implementare che qualunque programmatore sarebbe in grado di inserire dei “filtri” per alterare i risultati di ricerca a proprio piacimento, senza alcun bisogno di scomodare algoritmi più sofisticati come quelli basati sull'intelligenza artificiale.

Tutto ciò però non era sufficiente: bisognava rinchiudere i polli all'interno dei pollai.

Già, perché un pollo libero è pur sempre un pollo fuori controllo che può andarsi a trovare il cibo dove preferisce, mentre un pollo rinchiuso in un pollaio si nutre soltanto di quello che gli dà da mangiare l'allevatore, fin quando quest'ultimo non decide di ucciderlo a suo piacimento.

Come qualcuno avrà già intuito, gli attori principali di questo processo d'ingabbiamento della rete sono i Social Network, tra i quali Facebook la fa da padrone, vantando ben due miliardi di polli attivi al mese (tra cui il sottoscritto).

Qualcuno dirà che però su Facebook sono gli stessi utenti a caricare i contenuti, proprio così, gratis per giunta, ma guarda caso chi decide cosa, come e quando mostrare a chi, è sempre l'algoritmo della piattaforma di Zuckerberg.

Ciò dà a Facebook un potere assoluto sull'informazione che circola al suo interno. E qui vorrei riportare la mia diretta testimonianza, in qualità di autore della pagina Facebook Utopia Razionale. 

Nei primi periodi di gestione le cose andavano molto bene. Non di rado un mio contenuto diventava virale. E non sto parlando soltanto di immagini accattivanti, ma anche di saggi di carattere socio-economico lunghi e noiosi.

Nel suo complesso, i contenuti della pagina totalizzavano stabilente più di 1 milione di visualizzazioni al mese. Il numero di like cresceva in modo elevatissimo. Poi, misteriosamente, il mio account è stato bloccato per 1 mese di tempo per ben 3 volte. 

Da quel momento i numeri della pagina sono diminuiti drasticamente e non sono più tornati a quei livelli, neanche a distanza di anni e pur potendo contare su di una base di seguaci ben più ampia.

Negli ultimi anni, si sono susseguiti diversi cambi di algoritmo su Facebook e, stranamente, ad ogni aggiornamento del software la visibilità delle pagine dei liberi pensatori e dei contro-informatori si è sempre ridotta. Mai una volta che per sbaglio la visibilità fosse aumentata.

Con l'ultimo cambio di algoritmo messo in atto pochi giorni fa, la situazione è precipitata in modo così drastico da rendere (quasi) del tutto inutile la gestione di una pagina come la mia con oltre 60.000 like: con i nuovi parametri, infatti, un post, che magari ha richiesto una settimana di lavoro per essere realizzato, viene condiviso da circa 10 persone e riceve mediamente 30 like. 

Comprenderete che un simile calo di visibilità rende la gestione delle pagine di informazione una totale perdita di tempo, perché è come se si stesse parlando contro un muro di vetro insonorizzato guardando un vasto pubblico che però non può sentire i vostri messaggi. 

Lo scopo è evidente: scoraggiare quei rari esempi di pensatori che sono ancora in grado di elaborare un pensiero critico dal dedicarsi alla scrittura e alla diffusione di informazioni.

Al contempo, sempre come per magia ed in modo del tutto casuale, l'algoritmo di Facebook ha dato sempre più spazio a informazioni provenienti dai canali ufficiali, come ad esempio le trasmissioni televisive. 

Ovviamente, gattini, cagnolini e sciocchezze varie, come video comici demenziali, sono sempre ben ammessi e godono di ampia visibilità. Che coincidenze!

E come se tutto ciò non bastasse, con l'ultimo aggiornamento Zuckerberg ha dichiarato di aver dato più spazio ad amici e famiglia, e ancor meno alle news. 

Così facendo otterrà nell'ambito virtuale quello che ho deciso di chiamare “effetto bar”: avete presente quando ci si ritrova al bar con gli amici a sbraitare infruttuosamente contro il governo e le politiche economiche e l'indomani mattina si ritorna ognuno alla propria vita come se niente fosse e senza modificare alcunché? 

Bene, ora accadrà la stessa cosa anche su Facebook: commenti, post e articoli diffusi sulla propria bacheca saranno principalmente visualizzati da amici e parenti, i quali riprodurranno virtualmente le dinamiche del bar, ciascuno rinchiuso e isolato in una sorta di bolla. 

Questa dinamica è estremamente utile per il potere, perché da una parte rappresenta un'ottima valvola di sfogo e dall'altra rende del tutto sterile sia la protesta che l'iniziativa propositiva di quei pochi che vorrebbero cambiare l'ordine delle cose. 

Il fallimento dell'attività di quest'ultimi rafforza il generale senso di impotenza, paralizzando nel suo complesso l'azione della collettività, che comincerà a pensare che "è tutto inutile" e che "non c'è niente da fare" per cambiare la società.

Si risolve così anche il “problema” dei movimenti di protesta spontanei che nascono dal basso e si organizzano rapidamente con i social netwrok coinvolgendo il popolo, perché è del tutto evidente che senza visibilità non c'è neanche la possibilità di aggregare e coordinare un gran numero d'individui in vista di un fine comune.  

Non a caso, numerose pagine (anche molto seguite) sono state chiuse da un giorno all'altro, senza fornire alcuna motivazione esplicita. 

Il buon Facebook, infatti, si limita soltanto a riportare una dicitura che suona più o meno così: «è stata riscontrata una violazione degli standard della comunità», rimandando ad un'informativa composta da numerose pagine che fanno riferimento a talmente tante cose che è praticamente impossibile comprendere quale sia il vero motivo che ha portato alla chiusura della pagina.

La stessa cosa accade quando un profilo Facebook viene sospeso, ad arbitrio, dal “buon” algoritmo per un certo periodo di tempo: anche in questo caso, infatti, è sempre compito dell'utente avventurarsi in un'assurda dietrologia per cercare di comprendere le presunte “colpe” che hanno condotto alla sospensione del proprio account.

Questo è quanto accaduto, e sta accadendo, su Facebook. Chiamatelo pure come vi pare, io lo chiamo censura. 

E sia chiaro, a scanso di equivoci, che non sto contestando la chiusura di pagine e la sospensione di account che diffondo materiale pedo-pornografico, in quei casi è giusto, doveroso e legittimo che le pagine vengano chiuse e i gestori siano processati, sto parlando di liberi pensatori e attivisti che cercano di diffondere la verità.

Al di fuori del pollaio di Facebook, la situazione non è che sia migliore. Ultimamente anche la celebre piattaforma Youtube si è messa in mostra eliminando dal web interi canali con tutti i loro contenuti.

Tutto ciò ricorda già molto da vicino l'operato del Ministero della Verità di Orwelliana memoria, ma vi posso assicurare che il bello deve ancora arrivare.

Qualche giorno fa, infatti, è stata ufficializzata la censura di stato in Italia per quanto riguarda il web, con tanto di conferenza per annunciare il nuovo “servigio” offerto alla comunità, sempre in nome della verità, ovviamente.

Finalmente(?) gli italiani potranno segnalare mediante un apposito sito tutte le informazioni che ritengono sospette, e la polizia postale potrà intervenire stabilendo cos'è vero e cos'è falso, togliendo la visibilità ad una certa tesi e/o favorendo la sua controparte e, nel caso ci fossero dei presupposti per intraprendere un'azione legale, potrà trasferire gli atti all'autorità giudiziaria competente. 

È lo stesso ministro dell'interno Minniti a specificare le dinamiche del nuovo ente di controllo della rete, il quale cito testualmente: «provvederà a verificare l'esistenza di smentite ufficiali» e a «renderle più evidenti». 

Questo significa istituire, di fatto, la Verità di Stato, perché è evidente che il potere avrà tutto l'interesse a diffondere prontamente delle smentite ufficiali nei riguardi di ogni tema ritenuto scomodo.

Oltre a ciò, nella medesima conferenza, il ministro dell'interno ha dichiarato anche di aver partecipato nel mese di ottobre dell'anno 2017 ad una tavola rotonda con i colossi de web (Microsoft, Google, Twitter e Facebook) ed i ministri dell'interno dei 7 paesi più industrializzati, nella quale è stata discussa «la possibilità di avere il blocco automatico e la rimozione automatica rispetto ad alcuni contenuti». Direi che ce ne siamo resi conto.

Io resto sconvolto dall'incredibile deriva autoritaria intrapresa dall'Italia e ancora più dalla totale indifferenza degli italiani, completamente rincoglioniti da sgualdrine seminude che sculettano in televisione e da squadre di uomini in mutande che rincorrono un pallone.

Non so in quanti si rendano conto fino in fondo della gravità della cosa: con la scusa della guerra alle fake-news stanno progressivamente togliendo ai cittadini la libertà d'espressione e con essa la possibilità di dissentire rispetto all'ordine costituito.

Non spetta allo Stato, e ancor meno a dei poliziotti, stabilire cosa è vero e cosa è falso.  Un simile atteggiamento è degno del peggior regime totalitario e dev'essere duramente condannato, senza se e senza ma.

Quale sarà il prossimo passo? Multe per chi diffonde il suo pensiero? Punizioni corporali per i liberi pensatori? O forse la galera?

Non abbiamo imparato proprio nulla dall'esperienza degli smaschera bufale ufficiali, i quali, una volta autoproclamatisi servitori della verità, sono stati i primi a diffondere delle bufale? 

Evidentemente no. 

Eppure la strategia era semplice: smascherare le bufale più eclatanti per acquisire autorevolezza agli occhi dell'opinione pubblica, per poi allineare il proprio pensiero alle verità ufficiali sui temi “scomodi”, screditando le correnti di pensiero avverse. 

Ora non vi preoccupate, ci penserà direttamente lo Stato a stabilire cos'è vero e cosa non lo è, l'importante è che voi non protestiate e compiate il vostro dovere di schiavi del capitale. 

Un altro punto fondamentale da chiarire è come sia possibile che simili dinamiche già da tempo in atto e ultimamente portate addirittura ufficialmente a conoscenza dell'opinione pubblica, possano essere accettate dalle masse come se niente fosse.

La spiegazione è semplice: si tratta ancora una volta della solita strategia Problema-Reazione-Soluzione.

Funziona così: il potere vuole imporre la censura, ma non può farlo direttamente, perché se lo facesse la massa comprenderebbe e inizierebbe giustamente a protestare respingendo l'iniziativa. 

Per superare questo ostacolo, è sufficiente creare un falso problema per causare un'apposita reazione in modo tale che sia lo stesso popolo a richiedere esattamente quella misura impopolare che si voleva inizialmente attuare!

Nel nostro caso, il falso problema lasciato proliferare è stato quello delle fake-news. Come tutti ricorderanno c'è stato un periodo in cui le bacheche di Facebook erano colme di notizie palesemente inventate.

Al contempo, politici e opinionisti partecipavano nei principali programmi televisivi lamentando il “grande problema delle fake-news”. I pennivendoli sui giornali sottolineavano la medesima questione.

In concomitanza a ciò, individui completamente ignoranti e privi di coscienza, che però vengono presentati alla folla come degli "esperti", hanno cominciato a suggerire l'implementazione di un sistema che stabilisse quali fossero le notizie false al fine di rimuoverle. 

Che trovata geniale! Ma chi lo spiega a quei sedicenti intellettuali che per stabilire cos'è falso è necessario un algoritmo in grado di decidere la verità di una generica informazione e un simile algoritmo non solo ad oggi non esiste ma non è neanche detto che possa esistere in futuro?

Neanche a dirlo, ecco che lo stesso popolo ha iniziato ad invocare a gran voce proprio quel medesimo sistema concepito dal potere per “risolvere” il “problema”. 

E la “soluzione” non ha tardato ad essere implementata con il plauso dei beoti che non hanno capito che quello delle fake-news è stato il modo con cui il potere ha legittimato la censura: una sorta di “scusa” per far accettare alla massa l'inaccettabile.

Andando a testare sul campo la capacità delle istituzioni di stabilire la verità, ci si accorge subito che vi sono casi eclatanti di fake-news diffuse dagli stessi membri del governo, rispetto le quali "incidentalmente" non viene mossa alcuna censura ma all'opposto si dà ampio spazio sulla rete.

Si pensi soltanto alle falsità economiche diffuse per screditare le tesi no-euro (scientificamente accreditate da economisti di fama mondiale), o all'eclatante balla relativa alle oltre 200 morti per morbillo avvenute solo a Londra, più volte annunciata in televisione dalla Ministra della Salute Lorenzin e ripresa da numerosi video presenti sul web, totalmente confutata dai dati ufficiali del Ministero della Salute della Gran Bretagna, stando ai quali nell'anno indicato dalla ministra è stato registrato un solo decesso in tutta la nazione e non si trattava neanche di un bambino, ma di un uomo di 25 anni che aveva il morbillo ma che è morto per una polmonite acuta. 

Più fake-news di così non si può, eppure né chi racconta balle economiche né la ministra della salute, rischia di essere censurato o di essere smentito a livello ufficiale, né gli viene tolta in alcun modo visibilità sul web. Chissà perché?

La stessa cosa accade a preti, vescovi e papi, i quali con l'arte della menzogna sopravvivano ormai da quasi 2000 anni. Ma quelli no, quelli non possono essere censurati, nonostante raccontino balle per professione.

Simili casi dimostrano in modo inequivocabile e incontrovertibile la totale mala fede in relazione ai meccanismi di controllo delle informazioni che rispondono al governo. Altro che ricerca della verità, qui ci si sta allontanando sempre più dalla verità.

Soltanto chi trova giovamento dalla diffusione di un certo tipo di informazioni, e non della verità, nutre l'esigenza di distorcere l'informazione, ecco il punto. E questa è la principale esigenza dei gruppi di potere elitari, che intendono perseguire obiettivi economici e di controllo sociale.

Questo, in estrema sintesi, è quanto è stato implementato negli ultimi tempi per alterare le dinamiche del web ed imbavagliare la rete. E se la direzione non verrà invertita in nome di una maggiore libertà d'espressione, il futuro che ci si prospetta non sarà dei migliori, perché la rete non ha ancora espresso tutto il suo potenziale negativo. Vi spiego subito il perché.

Un tempo non esistevano centri di calcolo così potenti da analizzare e memorizzare tutte le informazioni che viaggiano in rete, e non esistevano neanche algoritmi così sofisticati da analizzare non solo la sintassi (cioè le parole) ma anche la semantica (cioè il significato) delle informazioni che venivano diffuse: oggi invece sì.

Oltre a ciò, in passato non esisteva neanche una rete distribuita in modo così capillare da poter raggiungere puntualmente ed in tempo reale ogni singolo individuo: oggi invece sì. 

Vi basti soltanto pensare ai moderni smartphone, dotati di ogni genere di sensori, che abbiamo la cura di portare sempre con noi, sui quali navighiamo in rete, parliamo praticamente di tutto ed effettuiamo acquisti.

I più sbadati non saranno al corrente del fatto che oggi per obbligo di legge tutte le informazioni che circolano sul web e sui telefoni devono essere memorizzate e conservate per un periodo pari ad almeno 6 anni. 

E quando dico tutte, intendo proprio tutte le informazioni: telefonate, chiamate, sms, chat, ricerche sul web, email, acquisti, immagini e video inclusi.

Ciò significa che oggi, volendo, può essere effettivamente messo in atto un eclatante sistema di controllo globale, perché a differenza del passato le élites dispongono della tecnologia adatta per farlo. 

Il problema è che la rete, se opportunamente organizzata a tal fine, rappresenterebbe uno strumento assai più potente ed efficace, e per questo ben più temibile, rispetto alla televisione, perché a sua differenza Internet consente di colpire esattamente il singolo individuo, andando a personalizzare le informazioni destinate ad un certo soggetto sulla base del suo profilo psicologico. Un profilo, che può essere accuratamente elaborato sulla base dei dati personali raccolti nel corso del tempo. 

Se si vuole condizionare il pensiero con la televisione, il massimo che si può fare è creare dei contenuti che funzionano in media, con internet invece si ha la possibilità di creare dei contenuti appositamente concepiti per ogni singolo individuo. 

Come chiunque può intuire, ciò accresce in maniera esponenziale il potere di Internet come mezzo per il controllo sociale.

Per quel poco che ho potuto intuire, l'obiettivo finale che il potere intende raggiungere è duplice: 

da un lato, c'è il chiaro intento di trasformare Internet da mezzo bidirezionale a mezzo monodirezionale, in modo da poter utilizzare la rete al pari della televisione come un perfetto strumento per il controllo sociale, rispetto al quale l'élite avrà un assoluto controllo su cosa, come e quando diffondere ogni genere di informazione; 

dall'altro, lo scopo è di utilizzare la rete, i motori di ricerca e i social network, in combinazione con i più comuni strumenti tecnologici utilizzati per accedervi (si pensi pure a PC, tablet, smartphone e smart TV) come dei mezzi per raccogliere quante più informazioni possibili sui singoli individui, in modo da delineare dei profili psicologici individuali, così da personalizzare al meglio i messaggi di controllo sociale.

Ciò, in verità, sta già avvenendo sotto gli occhi di tutti per quanto riguarda la pubblicità: come credete che sia possibile che i banner pubblicitari contengano beni e servizi rispetto ai quali provate interesse?

Semplice: perché è già in atto un meccanismo di controllo che analizza cosa cercate, cosa scrivete, dove vi recate, chi frequentate, i vostri stili di vita e via dicendo.  

Vorrei far notare che condizionare il pensiero degli individui con martellanti messaggi pubblicitari spingendoli così ad acquistare dei prodotti, rappresenta già di per sé una dinamica di controllo sociale.

E se un simile sistema è già in funzione per finalità di tipo commerciale, e lo è, chi vi assicura che un'analoga strategia non possa essere impiegata in senso più ampio anche per altre dinamiche di controllo sociale?

Se non dovesse essere ben chiaro, stiamo parlando della messa in opera di un meccanismo di controllo in grado di condizionare le esistenze di miliardi di individui sulla base del volere arbitrario di gruppi minoritari di potere che a tutto guardano tranne che al benessere degli esseri umani. 

Questo genere di scenario mette in forte discussione il concetto di democrazia, ammesso che ve ne sia più una e che vi sia mai stata, e pertanto non può essere né ignorato, né minimizzato e ancor meno dev'essere bollato con dei ridicoli termini, quali ad esempio “complottismo”.

Stiamo parlando di un enorme rischio che l'umanità sta effettivamente correndo: quello dell'istituzione di una sorta di governo ombra mondiale al di fuori dal controllo popolare che ha l'effettivo potere di manipolare le coscienze di miliardi di individui.

Il rischio è tutt'altro che immaginario, perché per la prima volta nella Storia, un piccolo gruppo di potere possiede gli apparati tecnologici adatti per poterlo fare.

Pensate che grande paura del popolo devono avere i cosiddetti “potenti”, se dedicano così tante energie a raccogliere dati, condizionare le menti e censurare quei liberi pensatori che non riescono a controllare!

Mirco Mariucci

Fonti:

L'ultimo aggiornamento dell'algoritmo di Facebook:

Ufficializzazione censura di stato:
Sorveglianza di massa con conservazione dei dati:
Le bufale della ministra Lorenzin:
Approfondimento sulla (falsa) lotta alle fake-news:
Citazione posta all'inizio dell'articolo:

2 commenti:

  1. Voglio rivolgere una domanda all'intero staff di utopia razionale ( nel caso siate uno staff ).Se veramente esistono delle autorità che ci impediscono di avere delle conoscenze e quindi ci impediscono di accedere a determinate informazioni allora perché voi potete farlo portandolo sun Facebook, chi mi dice che sia vero quello che scrivete?

    RispondiElimina
  2. Grazie per l'illuminante ragionamento a cui cui ho subito ripensato dopo aver letto il seguente articolo http://www.huffingtonpost.it/2017/12/12/ho-lasciato-facebook-perche-mi-sento-in-colpa-per-aver-creato-strumenti-che-stanno-programmando-la-vostra-vita_a_23304557/

    RispondiElimina