domenica 1 marzo 2015

Qual è il senso della vita?



Il filosofo norvegese Peter Wessel Zapffe osserva che «ogni nuova generazione chiede: qual è il senso della vita?» ma «una via più efficace di porre la questione potrebbe essere: perché l'uomo abbisogna di un senso della vita?»

Si potrebbe rispondere con le parole di Seneca, perché «la vita, senza una meta, è vagabondaggio», trovandosi in accordo sia con il pensiero del mistico indiano Inayat Khan, che proclama «beato colui che ha trovato nella vita lo scopo della propria esistenza», che con quello dello scrittore brasiliano Paulo Coelho, quando afferma che «è proprio la possibilità di realizzare un sogno che rende la vita interessante».

Eppure, così facendo avremmo soltanto trovato un modo astuto per fuggire dall'interrogativo iniziale, ovvero: qual è il senso della vita? 

La prima cosa da fare quando ci si trova innanzi ad un interrogativo è chiedersi: la domanda che ci stiamo ponendo è ben posta? Ovvero, è ragionevole cercare di rispondere?

Se ci stessimo interrogando su quale sia il colore del vento, la lunghezza del profumo o la durata del mare, a ragione, non dovremmo perdere nemmeno un istante del nostro prezioso tempo per tentare di formulare una risposta.

Ma allora, chi ci assicura che non possa essere la stessa cosa con il senso della vita? E se l'avere un senso non fosse un attributo della vita, così come il colore non lo è per il vento? Perché la vita dovrebbe necessariamente avere un senso?

Proviamo quindi ad analizzare l'esistenza di un animale, ad esempio, quella di un topolino, chiedendoci: che senso ha la sua vita?  

Generalmente un topo nasce, si nutre, cresce, si riproduce e muore, magari diventando del buon cibo per un gatto! 

Tutto ciò ha un senso?

Certo, sono tutte azioni finalizzate al mantenimento della specie, direte, chi sopravvive possiede i caratteri ed adotta i comportamenti necessari per vincere la lotta alla vita, altrimenti le possibilità di sopravvivenza sarebbero inferiori e condurrebbero all'estinzione con una maggiore probabilità. 

In effetti quel topolino sta facendo di tutto per mantenersi in vita e assicurare la continuità alla sua specie, ecco perché scappa quando si sente in pericolo, mangia quando ha fame e si riproduce... ma è forse questo il senso della sua vita? 

Secondo la scrittrice Muriel Barbery «vivere, nutrirsi, riprodursi, portare a termine il compito per il quale siamo nati e morire: non ha alcun senso, è vero, ma è così che stanno le cose».

Quindi, i comportamenti legati al mantenersi in vita, o al dare continuità alla specie, sono attitudini dovute ai processi di selezione e adattamento tipici dell'evoluzione, non tanto "il" senso della vita in sé, quanto delle condotte del tutto normali, istintive o, meglio ancora, naturali. 

Eppure Zenone di Cizio, il fondatore dello stoicismo (da non confondere con Zenone di Elea, noto per i suoi paradossi), potrebbe obiettare che «lo scopo della vita è di vivere in accordo con la natura». Ma è proprio così che stanno le cose?

Non tutti sanno che anche i topi, così come gli altri animali che non sono necessariamente umani, amano giocare.  

Il fine del gioco non è soltanto ludico, in quanto consente di ottenere dei vantaggi per la sopravvivenza: permette di fortificarsi, apprendere e sviluppare molteplici capacità. 

Quindi, anche questo aspetto della vita riveste un ruolo fondamentale nei processi di selezione naturale che conducono all'evoluzione d'una specie. Com'è noto però, il gioco è anche correlato alla felicità. 

Si potrebbe quindi immaginare che quel topolino, giocando, stia cercando di raggiungere la felicità... forse allora il senso della vita è essere felici? 

Possiamo cercare una risposta nei diari di Anna Frank: «viviamo tutti, ma non sappiamo perché e a che scopo; viviamo tutti con l'intento di diventare felici, viviamo tutti in modo diverso eppure uguale». 

Quindi, in questo caso, l'essere felici, più che un senso vero e proprio, sembrerebbe una modalità, una meta ambita per cercare di vivere con pienezza la propria esistenza. 

Immaginiamo ora, in un esperimento ideale, che alcuni scienziati riescano a sviluppare la prima forma di vita artificiale: una IA pensante ed auto-cosciente. 

Quale sarebbe il senso della vita di quell'essere artificiale non biologico? E soprattutto, come potrebbe avere un senso quella vita?  

La argomentazioni sembrerebbero condurci all'inaspettata conclusione che non esista un senso oggettivo, assoluto e comune a tutti gli esseri viventi per quanto concerne l'ambito della vita. 

Per lo scrittore Henry Miller «bisogna dare un senso alla vita, appunto perché evidentemente non ne ha nessuno».

La motivazione potrebbe essere dovuta al fatto che «la vita è un fatto casuale» e quindi «non possiede né un senso né uno scopo», così come «la morte è la conseguenza necessaria di un fatto casuale e non possiede, a propria volta, né un senso né uno scopo», come ci ricorda lo scrittore ungherese Sándor Márai.

E anche se fosse, quale sarebbe il problema? 

C'è addirittura chi riesce a trovare nella potenziale inesistenza del senso della vita una ragione per vivere, come afferma il filosofo Emil Cioran: «il fatto che la vita non abbia alcun senso è una ragione di vivere, la sola, del resto». 

Eppure noi siamo esseri pensanti e non c'è niente che c'impedisca d'ipotizzare che esista una moltitudine di sensi della vita, che però non sono oggettivi, universali e comuni a tutti gli esseri viventi, ma che piuttosto risultano soggettivi e individuali, in particolare per quanto riguarda gli esseri umani.

Per una donna il senso della vita potrebbe essere quello di amare e veder crescere i propri figli; per uno scienziato appagare la sua sete di sapere, studiando ed indagando la natura al fine di ampliare la conoscenza; per un appassionato di auto progettare delle vetture o guidarle ad alta velocità; per un libero pensatore dedicarsi alla scrittura, in modo da diffondere le sue idee per migliorare il mondo.

Siamo esseri che nutrono innumerevoli interessi e passioni, potremmo discutere quale di essi sia più nobilitante o appagante, se il sapere, l'istinto materno o altro, ma temo si tratti di una discussione sterile e inconcludente. 

Di certo, ciascuno di noi può porsi degli obiettivi e trovare così il proprio senso della vita semplicemente seguendo le proprie passioni più autentiche, avendo l'accortezza che le sue azioni non diminuiscano il benessere degli altri esseri viventi.

Lev Tolstoj ammette di aver risolto la questione inerente il senso della vita dicendosi «che consiste nell'accrescere l'amore in se stessi e nel mondo»; per Socrate invece «una vita senza ricerche non è degna per l'uomo di essere vissuta»; mentre Sherlock Holmes, il noto personaggio letterario creato da Sir Arthur Conan Doyle, ammette candidamente: «non posso vivere se non faccio lavorare il cervello. Quale altro scopo c'è nella vita?» 

L'evenienza che non esista un senso assoluto globale, non preclude la possibilità che esistano più sensi della vita locali, che non necessariamente devono essere comuni a tutti.

A ben pensare, riusciamo facilmente a concordare sull'esistenza di tanti sensi soggettivi ed individuali, che potremmo comunque identificare come “sensi della vita”, nonostante non siano universali. 

Siamo esseri mutevoli, non solo nell'aspetto ma anche nel pensiero, e quindi non è neanche detto che il senso della vita d'un individuo perduri per l'interezza della propria esistenza, in quanto potrebbe interessare periodi limitati o, nei casi più estremi, anche un singolo istante.

Il senso della vita, soggettivo ed individuale, può quindi trasformarsi nel corso del tempo, e non è detto che debba limitarsi ad un sol ambito;

un individuo potrebbe inseguire simultaneamente sia la motivazione che scaturisce dalla ricerca della conoscenza che quella che fiorisce grazie all'amore, o quant'altro sia in grado di realizzare la pienezza della propria esistenza, donandogli un incantevole orizzonte nella soggettività della sua realtà. 

Non servono necessariamente gesta eclatanti, perché, secondo lo scrittore Romano Battaglia: «Anche se ciò che puoi fare è soltanto una piccola goccia nel mare, può darsi che sia proprio quella a dare significato alla tua esistenza».

In conclusione, non abbiamo una risposta certa e definitiva riguardante "il senso della vita" e non sappiamo neanche con certezza se la domanda sia ben posta, ma anche se un senso oggettivo ed universale non dovesse esistere, noi esseri pensati avremmo comunque un'alternativa: 

la possibilità di poter scegliere uno o più scopi, che potremmo identificare con il nostro senso della vita, riuscendo così a donare un significato intenso ed autentico ad ogni istante della nostra esistenza, poiché, come ci ricorda lo psicologo Martin Kohe:

«il potere più grande che una persona possiede è la possibilità di scegliere»
, anche e soprattutto per quanto riguarda il senso della propria vita.

Mirco Mariucci

21 commenti:

  1. Finalmente siamo arrivati alla domanda delle domande...
    la domandona!
    E' vero, ognuno ha la propria risposta, e c'è chi vaga nella vita cercando una risposta che magari non troverà mai e magari il senso della sua vita sta nel cercare risposta...
    C'è chi è sicuro di sapere qual è il proprio scopo e chi invece pensa di non averne, portando al limite quest'ultima posizione si arriva al suicidio, una vita senza scopo non può essere vissuta...

    Potersi confrontare è essenziale. Poterne parlare è essenziale.
    In un mondo dove tutto è orientato al profitto, dove si ha paura di porre la questione del senso della vita magari per paura di perdere clienti compratori e fermare l'economia, o per paura che nascano nuovi totalitarismi, è necessario ripartire da qui, è necessario ricominciare a confrontarsi per trovare insieme il modo di consentire ad ognuno di realizzarsi senza che alcuno ci rimetta.
    La libertà di scegliere lo scopo e la libertà nel confrontarsi sono ricchezze che non dobbiamo farci togliere. Ho l'impressione invece che siano in pericolo.
    Mi auguro che sempre più persone si rendano conto dell'importanza di tornare a discuterne.
    Non mollare, Mirco, continua così, abbiamo bisogno di persone come te!
    Grazie di averne scritto

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  2. A questa domanda esistono, almeno per ora, solo risposte soggettive. Quella oggettiva, universale, non l'abbiamo.
    Se non tutti, molti si pongono, ad un certo momento della vita, questa domanda e, in qualche modo, si danno una risposta.
    Per quanto mi riguarda, ragiono così.
    Di fatto, sono nato. Certo, morirò. Nel frattempo, devo vivere. Il senso che ho dato alla mia vita è il frutto della educazione e delle esperienze che ho avuto sin da piccolo; non si sfugge a questo imprinting originario, anche se spesso ci ribelliamo ad esso. Ma la ribellione stessa ne è condizionata. Certamente la mia vita incide pesantemente con il fluire dei fatti reali e condiziona, quasi sempre inconsapevolmente, la vita di milioni di persone e, in ultima analisi, la vita dei pianeta. Ciò vale per tutte le persone viventi. Ogni giorno incrociamo la vita di centinaia di persone e ne condizioniamo il futuro. Stamattina ho fatto un giro in bici, ad un certo punto ho rallentato per salutare un amico. L'auto dietro a me ha rallentato anche essa, poi mi ha superato e ha proseguito, andandosi a scontrare con un camion che non ha rispettato una precedenza. Se io non avessi rallentato per salutare, quel conducente non sarebbe ora in ospedale, sarebbe passato prima dell'arrivo del camion. Fatti simili accadono a miliardi ogni istante in tutto il pianeta.
    Non sappiamo perché siamo qui, ma facciamo parte integrante di quel reticolo umano che abita il pianeta e ogni nostro movimento e decisione lo fa vibrare, causando effetti che non sapremo mai.
    Da dove veniamo, chi siamo, dove andiamo? La risposta giusta è: boh?!
    Saluti, Fabricio

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  3. La risposta a questa domanda non può che essere razionale e logica altrimenti non sarebbe conforme alla nostra esistenza reale che, per quanto sconosciuta e piena di stranezze, è razionale e logica.
    La teoria TTR (vedi libro su AMAZON "Il Mistero dell'Esistenza" di Mauro Bernardini) è una prima interessante e credibile congettura che pone le basi per una spiegazione credibile della nostra esistenza e quindi anche del senso della nostra vita (Vedi anche su Youtube la presentazione: https://www.youtube.com/playlist?list=PL_yk3VDunl9-SuNhrWGQVu6QPxOS4nGvj

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  4. Alef è la sola ragione e la spiegazione di tutto!

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  5. IL SENSO DELLA VITA CE LO DA' CHI CI HA MESSO AL MONDO, SOLO LUI PUÒ DIRCI QUAL E' IL VERO SIGNIFICATO DA DARE ALLA VITA CHE ABBIAMO RICEVUTO, SOLO LUI CI PUÒ INDICARE LA DIREZIONE GIUSTA DA DARE ALLA NOSTRA ESISTENZA. s. AGOSTINO DICEVA: TU CI HAI FATTI PER TE ED IL NOSTRO CUORE è SODDISFATTO SOLO STANDO CON TE.

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  6. Ogni cosa ha un senso....se non sappiamo qual e non vuol dire che non ci sia. Una risposta che si dà deve essere coerente con sé stessa e con tutto ciò che riguarda in ogni sua singola situazione. Quale senso ha la vita? si intende quale senso ha la vita mia e di ogni uomo? Trovi una risposta per vedere se è giusta analiza ogni caso...ad esempio dici che il senso della vita è realizare qualcosa o cmq trovare un ideale per vuoi vivere,ma metti caso un bambino che muore a sette anni o bo quel scopo ha raggiunto? e ci sono milioni di situazioni simili ...questo è un buon metodo logico per capire cosa escludere. Una solo è la risposta sensata che Dio ci ha creati e ci ha donato la vita terrena(la morte) per poter in questo tempo nella libertà sceglierlo cioè seguire il bene o ignorarlo. Uno solo è il senso dunque seguire dio e amarlo. Scienza troppo alta da comprendere ma la grazia può farci dono della verità

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  7. sono convinto della nostra casualita, non certo di chissa quale creatore .Siamo qui senza un senso, siamo evoluti grazie a quelli prima di noi i quali non ci sono piu , la stessa fine che faremo noi. che senso si puo dare a questo sistema. E come costruire una casa poi dopo 10 anni distruggerla e rifarla di un centimetro quadrato in piu, dopo 10 anni distruggerla e farla ancora di un centimetro quadrato in piu... e cosi per sempre.avra senso il giorno in cui non la distruggeremo piu, il giorno in cui l uomo non morira piu, ed accadra senz'altro...allora ci sara un senso

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  8. al giorno d'oggi la religione non riesce piu a risolvere il problema esistenziale dell'umo, la bella storia di gesu la quale storia penso sia realmente esistita, ma non e' la chiave di tutto, e il pagliativo per dare una risposta e rassicurare l uomo per farlo vivere meglio, solo quello, e' come se una persona per vivere meglio fosse convinto di essere bello, ricco, intelligente...certo vivrebbe meglio...ma non e' la realta...

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  9. E siamo sicuri che interrogarsi sulla legittimità della domanda sia un atteggiamento corretto? Primum vivere, deinde filosofare (lo ha ribadito pure Bastianich). Tutti hanno ragione e tutti hanno torto, ed in questo continuo rimpasto ad opera delle sapienti mani dell'eternità, la vita dell'umanità conosce la sua unica certezza: consumarsi.

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  10. Luca Tortorizio2 ottobre 2016 17:48

    Eppure è così semplice...
    Il senso della vita è accrescere la propria consapevolezza..
    elevare la propria coscienza...
    e ciò che ci accade ad ogni istante ce ne dà l'opportunità.
    Se così la concepiamo...siamo già a buon punto.

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  11. Ma se voi, con la Teoria TTR, foste messi di fronte all'evidenza logica e incontrovertibile di una rappresentazione razionale di tutto ciò che esiste, capace di giustificare ogni aspetto della vostra esistenza e di tutte quelle di questo universo e di tutti quelli, magari diversi, ma esistenti come il nostro dentro il grande "contenitore di tutte le esistenze" (quindi una spiegazione convincente sulla natura dell'anima, del corpo, della vita, della morte, ecc e, quindi, non drelativa solo a tutti gli aspetti particolari di quella che oggi noi pensiamo di vivere come esistenza coi nostri tick e convinzioni esteriori e non di base), continuereste sempre a pensare al senso della vita come state facendo? In somma se qualcuno vi dimostrasse che logicamente e razionalmente è la terra che gira attorno al sole, voi continuereste sempre a pensare che ..non si sa mai chi gira attorno a chi...

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    1. A vedere i video su YouTube, la teoria TTR mi sembra un po' lontana da una spiegazione razionale. Il termine "teoria" in scienza, si applica a costrutti falsificabili, non a a speculazioni personali e un po' psichedeliche, sia pure condite da un pizzico di supersimmetrie e da tanto reverendo Abbot. Il primo video giå chiarisce che il concetto monoteiste Alef si pone come "causa prima" al di fuori del perimetro scientifico. Tutto il costrutto diventa quindi automaticamente soggettivo e non falsibile. In tre parole, un atto di fede. E' dunque evidente che la TTR då sī una risposta del senso della vita, ma limitata a Mauro Bernardini. Va comunque bene, ma no apura che glialtri 6 miliardi sul pianeta restino liberi di seguire le strade che preferiscono. Personalmente, a me piace la corrente di pensiero per cui noi siamo più di quello che si vede in tre dimensioni, anzi mi sembra che la domanda sul senso della vita sia condizionata dal fatto che noi viviamo in uno spazio-tempo in cui il tempo ė percepito a senso unico. Quindi ci interrogato su "il fine" perché ci inquieta "la fine". Però, visto da uno spazio esterno, la domanda "qual ė il senso della vita" equivale a "chi siamo?" o " da dove veniamo?".
      Se nasciamo diversi, perché mai dovrebbe esistere un solo senso della vita?

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  12. Mi fa piacere che lei abbia visto il video e tentato di capire la teoria TTR.

    Credo che se non fosse così prevenuto e superficiale, forse avrebbe potuto apprezzare meglio il tentativo di razionalizzazione del mistero della nostra esistenza nascosto (per lei) dentro la TTR (la chiami come vuole: Congettura, Teoria Metafisica, Credenza Popolare, ecc: ciò che conta è la logica coerente e razionale del ragionamento che, rispetto alle irrazionali e illogiche credenze religiose, atee, agnostiche, o ad alcune deboli o incomplete e pur fantasiose ipotesi "scientifiche" (es. universi oleografici, ecc.), rispetto a tutto questo dicevo, la TTR è un gigante di saggezza, di credibilità e di coerenza logica che non solo Mauro Bernardini, ma un qualunque umano dotato di qualche capacità di pensiero aperto e critico può apprezzare. Sulla falsificabilità Popperiana, o sui riferimenti al povero Abbott (e non Abbot) una volta si diceva: stendiamo un velo...

    Potrei fermami qui ma voglio comunque provare a riprendere alla sua osservazione commentandola punto per punto che inserisco sul sito in due commenti per ragioni di spazio.

    LEI DICE:
    A vedere i video su YouTube, la teoria TTR mi sembra un po' lontana da una spiegazione razionale.

    MIO COMMENTO:
    il concetto di razionalità non è assoluto ma solo dipendente dalla logica mentale umana, dal metodo usato per costruire un particolare concetto (o una teoria, o una congettura scientifica o metafisica o altro). Noi (esseri umani) per esempio intendiamo per razionale qualcosa che esiste o sia (nei limiti del possibile) logicamente concepibile e sensato o coerente con i principi che verifichiamo in qualunque forma essi siano.
    Quindi se lei appartiene alla categoria homo sapiens non può non accettare il primo postulato della teoria TTR, ovvero: è razionale e incontrovertibile che esista e sia definibile UN CONTENITORE (ALEF) DI TUTTE LE ESISTENZE (non importa cosa esso contenga, sia un Dio1-2-, Teoria scientifica1-2-, Credenza Popolare1-2-, ecc; o con quali strumenti scientifici fare le verifiche). Le cose o esistono o non esistono. Punto. Qui non mi tiri fuori l'Entanglement Quantistico o il gatto di Schrödinger, ecc, perché, per quanto stranezze della meccanica quantistica, appartengono pur sempre al contenitore delle esistenze.

    (::CONTUNUA NEL COMMENTO SUCCESSIVO::)

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  13. (::CONTUNUO DEL COMMENTO PRECEDENTE::)
    LEI DICE: Il termine "teoria" in scienza, si applica a costrutti falsificabili, non a speculazioni personali ....

    MIO COMMENTO: A parte il fatto che il concetto di falsificabilità di Popper non è universalmente accettato ( e non lo dico solo io che non conto nulla in campo scientifico), voglio comunque prenderlo per buono e darle solo uno spunto di riflessione sulla falsificabilità delle TTR Se lei fosse andato oltre la prima videata (o la prima pagina del libro), avrebbe colto che la TTR teorizza l'esistenza delle EPE-Sections-souls. Le quali non sono altro che Particelle Elementari di Materia, reali tanto quanto un Quark o una Stringha (o loro sotto-componenti non importa). In somma le EPE (quelle che da millenni molti chiamano particella anima di un essere, ma questo sarebbe troppo lungo da spiegare) con la loro funzione unica, tangibile e verificabile in laboratorio sono FALSIFICABILISSIME!!! E di conseguenza lo sono tutte le loro implicazioni dimensionali (es. in 3d, l'esistenza degli esseri umani, vegetali, animali, ecc.) e quindi anche le entità reali a cui queste appartengono (Punti di Alef), quindi Alef stesso. Ergo la Teoria TTR.Capisco che dimostrare l'esistenza delle EPE non sia nelle capacità delle scienza attuale, ma questo non vuol dire che non si possa farlo. Io nel mio piccolo, sto cercando di formalizzare matematicamente le funzionalità delle EPE utilizzando un nuovo concetto matematico di ESISTORE, con il quale ho ottenuto una equazione che, per esempio, potrebbe dare il tempo di uscita di una EPE dal nostro Spazio 3d (quindi la morte/annichiimento/ecc di una una Particella elementare di Materia o di un essere vivente animato dalla sua specifica EPE. Come vede non solo ipotesi che (come dice lei) valgono solo per me, ma ipotesi che possono essere fatte proprie da tutti, molto più di quello che può fare una credenza religiosa o o una ipotesi scientifica fine a se stessa senza nessi logici ed riscontri oggettivi con la piccola realtà che noi viviamo in 3 dimensioni.

    LEI DICE: Personalmente, a me piace la corrente di pensiero per cui noi siamo più di quello che si vede in tre dimensioni, anzi mi sembra che la domanda sul senso della vita sia condizionata dal fatto che noi viviamo in uno spazio-tempo in cui il tempo ė percepito a senso unico. Quindi ci interrogato su "il fine" perché ci inquieta "la fine". Però, visto da uno spazio esterno, la domanda "qual ė il senso della vita" equivale a "chi siamo?" o " da dove veniamo?".Se nasciamo diversi, perché mai dovrebbe esistere un solo senso della vita?
    MIO COMMENTO: Queste sue affermazioni sono rispettabili ma a mio avviso non hanno alcun riscontro o supporto logico. Assomigliano alle frasi contenute nei principi religiosi o credenze popolari o personali (solo sue). Siamo pervasi da queste approssimazioni e frasi irrazionali. Ma lei pensa che l'inquietudine della fine o dell'inizio siano oggettive?. Si, se vuole, lo sono perché lei oggettivamente le ha scritte in una nota o le ha pensate. Sarebbe come dire che se io, dopo essere stato messo con la forza su un tremo con mani legate, occhi bendati bendati e orecchi tappati, insomma senza nessun contatto fisico col treno, iniziassi a sognare di essere un uccello o una foglia di un albero che cade, o su una nuvola. Quello sarebbe un bel sogno, ma non avrebbe nessun rapporto reale con ciò che le sta accadendo nel suo mondo 3d: un viaggio in tremo tra Torino e Roma.

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  14. Buongiorno Bernardini,
    mi lusinga e la ringrazio per il tempo che lei ha preso per rispondere alle mie osservazioni, sia pure ''superficiali''. SI riconoscono la passione e l'importante background culturale, di cui mi complimento. Tuttavia, la mia educazione è quella di un fisico, vale a dire una razza di filosofi estremamente prudente e critica verso eccessivi slanci di creatività. E con buona ragione: il modo di procedere del fisico teorico è quanto di più creativo esista, per cui il rasoio di Occam deve essere sempre tenuto ben affilato per poter distinguere una teoria da un sogno. Da questo punto di vista, perdoni un mio forse pretenzioso atteggiamento a ''volerla riportare con i piedi per terra''. Non c'è alcuna malizia, ma semplicemente l'esercizio banale e continuo necessario alla costruzione di un Teoria scientifica.
    Di fatto, le buone teorie sono solo quelle, 1 su un milione, che sopravvivono a tutti i tentativi di distruzione da parte dell’evidenza. Mi perdoni, quindi se, per amore della Scienza, provo a sparare sulla TTR. Le riflessioni che ne seguono non potranno che essere spunti per migliorare la sua Teoria , almeno da un punto di vista puramente filosofico, ma nel rango di ‘’corrente di pensiero’’, piuttosto che di teoria scientifica.
    Punto 1. Si può definire la TTR una ‘’Teoria’’ ? Certamente non dal punto scientifico. La TTR è un’ ‘’ipotesi’’, non una Teoria, e lo sarà fintanto che la sua costruzione non permetterà di spiegare fenomeni osservabili meglio di una Teoria già esistente o di prevederne altri. Quindi, come dice lei, possiamo chiamare la TTR una Teoria Metafisica, il che ci porta iretti nel reame della Religione.
    Punto 2: la TTR come religione. Una Religione non è altro che una Teoria Metafisica che si pretende possa applicarsi a più di un soggetto alla volta. Da cui lo sforzo di divulgazione e proselitismo. Un volta c’era la Chiesa, oggi c’è YouTube, uno strumento di comunicazione come un altro. Una Religione non si basa sulla Realtà (concetto anch’esso soggettivo) ma su dei Dogmi e su un tentativo-pseudo-logico di fare discendere dei Principi dai dogmi. Facciamo un esempio concreto, per capirci.
    Quando Lei dice ‘’…è razionale e incontrovertibile che esista e sia definibile UN CONTENITORE (ALEF) DI TUTTE LE ESISTENZE (non importa cosa esso contenga, sia un Dio1-2-, Teoria scientifica1-2-, Credenza Popolare1-2-, ecc; o con quali strumenti scientifici fare le verifiche)’’ questa frase, da sola, contiene più dogmi. Il primo è che tutti sappiano cosa vuol dire ‘’Esistenza’’ e che la visione del suo interlocutore sia la stessa della Sua. Probabilmente falso. Il secondo dogma è pensare che si possa definirne un qualsivoglia ‘’contenitore’’ e che ciò sia ‘’razionale’’ ed ‘’incontrovertibile’’. Infatti questi due termini si applicano, nell’accezione comune, a qualcosa di EVIDENTE o DIMOSTRABILE. Non mi sembra che il suddetto contenitore rientri in una delle due categorie: non è evidente, non è dimostrabile e ugualmente razionale che un unicorno. Il terzo dogma è che Dio, le Teorie Scientifiche e le Credenze Popolari siano cose che esistono (che non vuol dire che siano reali) e che siano verificabili con strumenti scientifici (questo è possibile sono negli ultimi due casi).
    Quando Lei parla di quark e stringhe, fa un accostamento illeggittimo: quark e stringhe sono dei costrutti logici ed esistono in quanto tali, ma non sono più reali dei fenomeni che permettono di spiegare. Ed il giorno che troveremo un fenomeno che li contraddice, passeranno dal domino degli costrutti che cercano di predire la realtà a quello dei costrutti obsoleti, come l’etere e lo spirito santo. Esistenti, ma non reali. Quali sarebbero dunque i fatti da cui l’esistenza della TTR trarrebbe il suo legame con la realtà?

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  15. (…continua…)
    La TTR non ha alcun legame o non ancora, mi sembra, con fenomeni osservabili che non abbiano già una spiegazione alternativa (un ‘’senso’’) proveniente da una qualsivoglia altra religione o credenza popolare. Tutte Teorie metafische che pretendono di dare un senso alla vita e che partono dal dogma che il senso debba essere lo stesso per tutti.
    Mi sembra dunque più interessante, non tanto porsi il problema se tutte le discutibili conseguenze logiche di questi dogmi possano effettivamente spiegare qualcosa, quanto piuttosto:
    ‘’Come giudicare se una Teoria Metafisica sia meglio di un'altra?’’
    Non potendo applicare dei criteri di scientificità e quindi di dimostrabilità e previsione al di fuori del campo soggettivo (per la TTR, quello di Bernardini), perché mai dovrei ‘’credere’’ alla TTR piuttosto che, p.es., al capitalismo sfrenato? Non certo perché si pretende che sia più logica e razionale, così come non lo è la dialettica di Cartesio o quella di S.Agostino.
    Forse perchè è il frutto di un analisi più approfondita? Non basta: il principio di autorità non è soddisfacente. Però è certo che se, invece di Bernardini, seguo Gesù, Maometto, Budda o Marx ho forse più probabilità di cavarmela nella sopravvivenza quotidiana ed ho un sistema morale già bello e fatto che mi orienta verso gruppi umani già esistenti. Il che aumenta le mie probabilità i sopravvivenza (misurabili)
    Allora, forse perché sono un uomo migliore se so che la mia esistenza può essere definita da un ‘’esistore’’ in uno spazio onirico? Se questo è sufficiente per Lei, è già qualcosa.
    Perdoni se le sembro un po’ crudo, ma mi dispiace vedere quanti sforzi l’Uomo ancora impiega nel sogno (questo sì) del volersi incaponire nell’utilizzare la logica o metodi pseudo-scientifici per spiegare il trascendente. La logica di un sogno la si può valutare solo da svegli.
    Il senso della vita nasce per definizione al di là dei confini di quello che possiamo provare con la razionalità e quindi non può essere razionale, né dimostrabile, né interamente e puramente logico (ed infatti la TTR non lo è, per quanti sforzi Lei possa profonderci). Purtroppo il limite del razionale coincide anche con il limite del convincimento per evidenza, per cui aderire a una Teoria Metafisica (o a una religione, o a una credenza popolare) resterà un atto di Fede. Quindi, se si vuole convincere qualcuno della validità di una teoria metafisica, non serve fare dimostrazioni su YouTube, ma serve fare proseliti.
    In quest’ottica, Occorre dunque rispondere alla domanda per la quale un fedele possa scegliere di aderire alla TTR rispetto a una Teoria alternativa, e cioè: ‘’che vantaggio mi dà?’’.
    Mi perdoni, ma un atteggiamento del tipo ‘’la risposta è questa, per me è evidente e, se non lo capite, è un problema vostro’’, lascia pensare più alle certezze del profeta che al dubbio della scienza. E un buon profeta non deve dimostrare, deve solo saper convincere. Quindi una Teoria Metafisica inutilmente complicata parte svantaggiata.
    Infine, per quanto riguarda i Suoi commenti a quella che suggerivo come mia visione personale, mi trovo perfettamente d’accordo. Quella è, se vogliamo semplificare, la mia fede, non la mia scienza. Le cose in cui sono propenso a credere, come atto di fede, possono essere visti come un sogno sul Tornio-Roma. Ma quello è il mio sogno. Io non pretendo di convincere gli altri passeggeri, ciechi quanto me (anche lei, mi creda), che il mio sogno sia più reale del loro. O che andare a Roma per me sia IL fine e tutti dovrebbero salire su questo treno e non prenderne un altro. Il mio messaggio è che, comunque, il mio sogno confuso sembra a me più chiaro del sogno che Lei vive sul Suo treno, e che io rispetto come tale. Nei sogni, alcune cose illogiche ci appaiono logiche, e la TTR è la logica del Suo sogno.
    E’ stato un piacere leggerla. Personalmente, la mia avventura con questa teoria metafisica finisce qui. A meno che Lei non riesca, un giorno, a mostrarci che sognare di andare a Venezia abbia più senso che sognare di andare a Roma. I miei più cordiali saluti.

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  16. perchè deve essere tutto così complicato? la soluzione ce l'abbiamo sotto gli occhi e ci stiamo preoccupando di cose complesse, di ragionamenti contorti che portano ad infiniti quando la mente umana è finita per concezione e natura e quindi non è in grado di fare. ci facciamo domande sulla morte quando significherebbe pensare o al nulla o all'infinito, ma per pensare a queste cose o muoriamo o i nostri cervelli dovrebbero avere una capacità di calcolo infinita, cosa impossibile. quindi secondo me il senso della vita, per adesso, è procreare e continuare ad alimentare una specie che evolvendosi darà più risposte di noi, e , speriamo, alla fine, capirà il fine ultimo, che mi immagino come sommo piacere, facendo analogia con il desiderio di accoppiarsi, che viene inteso come raggiungimento del piacere, qua fisico, empiricamente parlando, più in là nel tempo trascendentale.

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  17. Se vai a Roma invece che a Venezia hai molti problemi

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  18. LO SCOPO DELLA VITA E' ESISTERE E RENDERE GRAZIE
    A DIO PER LA VITA... SE POI LA VOSTRA MENTE E' TROPPO
    PICCOLA PER CONCEPIRE DIO...CERCATE DI APRIRLA E DI ALLARGARLA UN PO' E LO VEDRETE PURE VOI, CESSANDO L'ILLUSIONE CHE LA SCIENZA MATERIALISTA E POSITIVISTA POSSA DARE UNA RISPOSTA A TUTTO.

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    1. Lo scopo della vita è rendere grazie a Dio per l'intelligenza che ci ha dato e che non tutti amano usare.
      Se la nostra mente fosse tanto grande da concepire Dio, la scienza meterialista e positivista ne avrebbe dato una spiegazione convincente.
      Trovare un credente che faccia prova di umiltà, anzichè sparare sentenze in maiuscopo come chi predica da un pulpito e crede di detenere la verità assoluta, questa già sarebbe una prima prova dell'esistenza di un dio

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  19. Lo scopo primario della vita è accorgersi di essere vivi.
    Lo scopo di ogni essere vivente è vivere, godere dell'esistere, assaporare ogni cosa perché si è vivi, non morti.
    Perché chiedersi qual è il senso della vita quando nella vita ogni cosa ha un senso: vivere ogni cosa è dunque il senso della vita.
    (Mia opinione, chiaramente confutabile)

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