sabato 28 febbraio 2015

Di che colore è il vestito?


Il 25 febbraio Caitlin McNeill, una musicista folk scozzese, ha pubblicato sul proprio spazio Tumblr una foto di un vestito con la seguente didascalia:

«Ragazzi per favore aiutatemi: questo vestito è bianco e oro o blu e nero? Io e i miei amici non riusciamo a metterci d’accordo e stiamo impazzendo».

La domanda ha ricevuto moltissima attenzione, tanto che la discussione è rapidamente passata sui social network, diffondendosi a ritmi esponenziali.

Per alcuni il vestito è nero e blu mentre per altri è bianco e oro... Ma possibile che non esista un metodo oggettivo per stabilire la verità?

lunedì 16 febbraio 2015

L'intolleranza dei credenti nei confronti dell'ateismo.


Si parla tanto di libertà d'espressione e di pensiero ma purtroppo temo che oggigiorno si tratti soltanto di una mera illusione.

Da quando ho iniziato a scrivere articoli sul mio blog ho ricevuto insulti, minacce e censure a causa del mio argomentare semiserio a proposito di un essere immaginario di nome Dio e della relativa religione, quella cattolica, proprio da coloro che invocano per primi la tolleranza: i credenti.

Ci sono norme e vincoli morali che tutelano le religioni e le varie forme di culto; ci viene detto che bisogna rispettare i credenti e la loro fede, ma poi, di fatto, la più accanita forma d'intolleranza avviene nei confronti dell'ateismo, una posizione che, nella sua forma più nobile, non è altro che la logica e naturale conseguenza del libero pensiero.

Ci viene imposto di rispettare la sensibilità religiosa dei credenti, ma le assurdità dei credenti urtano la sensibilità degli atei. Perché bisognerebbe tutelare i primi e non i secondi?

La vera questione è che nell'odierna società ci sono dei gruppi di potere che diffondono delle presunte verità per perpetrare i loro fini. Smontare quelle verità, significa andare contro il potere.

E quando ciò accade, il potere cerca in ogni modo di tutelare se stesso: da qui la censura, nelle sue varie forme.

La libertà d'espressione è sancita dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, nonché dalla Costituzione italiana, ma quando a esprimersi è un ateo, tutto ciò non è più vero e scattano le censure.

venerdì 13 febbraio 2015

È nato prima l'uovo o la gallina?


Se n'erano occupati già gli antichi filosofi greci, quali Aristotele (Stagira -384, Calcide -322) e Plutarco (Cheronea +46,  Delfi +125) e se ne può ritrovare traccia anche nell'opera “Saturnalia” di Macrobio scritta nel +430:

«Ovumne prius exiterit an gallina?» ovvero, è nato prima l'uovo o la gallina?

Tutti sanno che le galline depongono le uova dalle quali nascono i pulcini che, a loro volta, diventeranno galline (o galli). 

Supponiamo quindi, per assurdo, che sia nato per prima l'uovo; siccome le galline depongono le uova, allora deve necessariamente essere esistita una gallina che ha deposto quell'uovo. Ma così facendo siamo giunti ad una contraddizione: non può essere nato prima l'uovo bensì la gallina!

Eppure, supponendo per un istante che sia effettivamente nata per prima la gallina, dal momento che quest'ultima non può far altrimenti che nascere da un uovo, ne deduciamo altrettanto immediatamente che dev'esserci stato un uovo prima della gallina. Quindi anche in questo caso siamo arrivati ad una contraddizione!

Ci troviamo difronte ad un ragionamento paradossale che può generare un regresso all'infinito, in quanto le conclusioni richiamano le premesse che, a loro volta, richiamano le conclusioni. 

Si tratta d'un classico esempio di ragionamento circolare: la gallina è nata da un uovo, ma anche l'uovo è nato da una gallina... e così via ad libitum. 

Com'è possibile risolvere il paradosso?