lunedì 22 dicembre 2014

Il fallimento di una vita normale


Tratto dal saggio L'illusione della libertà, bestseller di Amazon nella categoria sociologia. Disponibile anche in download gratuito al seguente indirizzo.

Siete appena tornati a casa dopo una lunga giornata di lavoro. La vostra macchina è in garage. Fuori sta piovendo. Vi sentite stanchi. Cenate e vi rilassate sul divano davanti alla Tv.

Terminate così la vostra routine quotidiana addormentandovi nel giro di qualche minuto.

Appartenete a quei "fortunati" che hanno ancora un lavoro. Avete una casa, ma anche un mutuo. L'attività che svolgete è totalizzante e non vi lascia tempo per vivere.

In questo modo, però, potete permettervi di pagare le tasse, le rate, qualche capo d'abbigliamento alla moda e di concedervi una vacanza comandata nei periodi di ferie.

Impiegate il vostro scarso tempo libero per uscire nei centri commerciali, nei bar o per cenare nei ristoranti.

Probabilmente credete in Dio e nel fatto che il libero mercato implichi la libertà dell'essere umano.

Perfetto: avete una vita normale.

Avete mai riflettuto sul concetto di normalità? Che cosa significa essere "normali"? Perché le persone vivono secondo una certa tipologia di normalità e non un'altra?

Siete realmente voi che state scegliendo come spendere il vostro prezioso tempo? Ha senso vivere in questo modo? Rende felici gli esseri umani?

La normalità non è una condizione casuale ma il riflesso delle esigenze del sistema nel quale un individuo sperimenta la propria esistenza.

In un mondo dove predomina il credo della dottrina neoliberista, risulta "normale" tutto ciò che è utile al capitale.

La società in cui viviamo, con le sue regole e le sue prassi, ci appare normale perché siamo cresciuti al suo interno.

Ma se avessimo avuto la possibilità di crescere in un'altra società, quella attuale ci sembrerebbe del tutto folle, anche se in effetti, soffermandoci a pensare, bisogna ammettere che ci apparirebbe folle perché in fondo lo è.

Oggi la maggior parte dei lavori non vengono scelti dai lavoratori in modo volontario, ma è il sistema che costringe a svolgere determinate mansioni e a subordinarsi nei confronti di altri esseri umani, per mezzo di un potente ricatto economico e d'incessanti processi di condizionamento mentale.

Se il capitale per raggiungere i suoi fini ha bisogno di saldare delle parti metalliche alcuni si specializzeranno nelle saldature, se necessita di software nasceranno i programmatori, se invece deve realizzare disegni tecnici ecco che si svilupperà la figura del disegnatore. E così via...

In questo modo i lavoratori si adeguano alle necessità delle aziende, che li condanneranno a svolgere per tutto il giorno le medesime operazioni fin quando lo riterranno utile e profittevole.

Interessi e desideri dei lavoratori, così come la salute, passano in secondo piano nella Società Capitalistica, perché quando il dio è il profitto, l'umanità deve rinnegare bisogni e volontà per sottomettersi ai suoi dettami.

Anche i luoghi di ritrovo usuali risultano distorti quando l'intento è di sfruttare la socialità degli individui per ricavarne un profitto.

Non è affatto casuale che invece di riunirsi in un parco, a camminare in un bosco o in riva a un fiume, le persone preferiscano passeggiare in un centro commerciale.

Nel sistema capitalistico gli individui vengono appositamente indotti a preferire la squallida opulenza dei negozi allo splendore della natura.

Osservando una via affollata, un elevato numero di persone indossa puntualmente il medesimo modello di scarpe, che però varia di stagione in stagione e di anno in anno.

Quelle calzature rispecchiano in modo palese la strategia della massificazione utile ad accrescere il profitto delle aziende.

Gli stili e le mode sono stabiliti dalle grandi marche e dalla grande distribuzione.

Alcuni non utilizzano più i capi dell'anno precedente, non perché inefficienti, bensì perché fuori moda.

Se ne deduce che costoro non stanno scegliendo neanche cosa indossare, perché in realtà è il sistema che glielo suggerisce.

Anche i percorsi di studio sono fortemente influenzati dalle esigenze del mercato del lavoro, perché all'interno della Società Capitalistica lo scopo della scuola non è di fornire agli studenti gli strumenti cognitivi necessari per maturare un sano spirito critico, né di aiutarli a coltivare e sviluppare le proprie passioni più autentiche, ma di sfornare lavoratori docili e ubbidienti, disposti a credere alle presunte verità diffuse dal potere, e a subordinarsi spontaneamente per 8-12 ore al giorno, svolgendo diligentemente i ruoli utili al capitale, senza lamentarsi, né avere pretese rivoluzionarie.

E via che ci si iscrive agli indirizzi tecnici e alle facoltà d'ingegneria, che notoriamente consentono di ottenere molto più facilmente di altre un contratto di schiavitù legalizzata;

ed ecco che in molti sognano di fare il medico non per passione, ma per il prestigio sociale e in virtù dell'alta remunerazione assicurata da quella professione.

Altri, improvvisamente, diventano desiderosi di apprendere le lingue orientali, perché credono che in questo modo avranno delle ottime opportunità lavorative.

Si tratta di palesi distorsioni indotte dal sistema, ovvero scelte che solo raramente scaturiscono da una passione sincera e che troppo spesso sono il risultato dei condizionamenti sociali.

La maggioranza delle persone risulta fortemente influenzata nella scelta del lavoro, dell'abbigliamento, del corso di studio, dei luoghi di svago e persino nel modo di pensare, perché il sistema ha il potere di stabilire l'ordine naturale delle cose, quello che per l'appunto in molti chiamano "normalità".

Quegli individui non scelgono come vivere la propria vita, ma si arrendono inconsapevolmente a un modello, lasciandosi trasportare da quello che gli appare come il fisiologico decorso degli eventi, ma che in realtà è stato subdolamente delineato e suggerito dai condizionamenti sociali che essi hanno subìto.

In realtà le imposizioni dell'odierna società sono ben evidenti e iniziano fin dalla tenera età:

obbedisci, vai alla messa, vai a scuola, vai a lavorare, sposati, fai dei figli, compra una casa, compra una bella macchina, paga il mutuo, paga le tasse, segui la moda, guarda la Tv, leggi i giornali, vai a votare, non lamentarti, non protestare, evita di pensare e soprattutto non dimenticarti mai di ripetere:

«Io sono libero, io sono libero, io sono libero, io sono libero...»

Si potrebbe ritenere ingenuamente che i condizionamenti siano finalizzati ad assicurare delle buone condizioni di vita per l'umanità.

Purtroppo, però, oggi il sistema socio-economico-culturale non insegue la libertà, né la felicità o il benessere degli esseri umani, ma è orientato a soddisfare la brama di potere e di profitto dei membri di una minoranza.

Il sistema ha bisogno d'individui disposti a schiavizzarsi per 8-12 ore al giorno, di consumatori incalliti che vestono alla moda e di menti stanche, distratte e assonnate davanti alla Tv.

Il sistema ha bisogno di cervelli non allenati al pensiero critico, che credano nei dogmi religiosi, economici e politici, necessari per ottenere gli obiettivi delle élites.

Il sistema ha bisogno d'individui docili, ubbidienti e incapaci di ribellarsi, che vadano a votare chi userà il potere dello Stato contro di loro.

Il sistema ha diffuso un insieme di valori e inscenato un'esistenza stereotipata sulla base delle esigenze del profitto,   suggerendo di tollerare l'ingiustizia dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo e del divario sociale, causando un evitabile iper-consumo che a sua volta ha portato a un considerevole incremento dell'inquinamento ambientale, oltre ad aver condannato l'umanità a un iper-lavoro.

La legittimazione dei processi d'accumulazione stratifica la società. Gli individui si dividono in classi, in base al loro reddito o al ruolo sociale.

Non ci sono esseri umani che condividono comparabili condizioni di benessere e ricchezza, ma sfruttati e sfruttatori, schiavi e schiavisti, parassiti e lavoratori, ricchi e poveri, occupati e disoccupati...

A forza d'inseguire il profitto si è concretizzata una sorta di follia sociale. Ed ecco che per poter accettare un simile destino gli esseri umani devono convincersi del fatto che tutto ciò sia "normale".

A tal fine il sistema insidia le menti con l'istruzione e la propaganda, distrae e disorienta impedendo di pensare, anche per mezzo di un lavoro alienante e totalizzante.

Ci si deve convincere che la normalità rappresenti la migliore delle condizioni possibili, che dev'essere addirittura difesa e ricercata, in quanto considerata come una "nobile" aspirazione.

Il sistema spinge gli individui ad ambire all'insignificanza dovuta a una vita "normale".

È così che la massa viene condannata a una routine meccanica, vuota e priva di significato, nella quale viene negato il tempo per vivere la vita e cessano le condizioni necessarie per esprimere l'unicità tipica di ogni individuo non condizionato.

La massima espressione della naturalezza e della spontaneità di un essere umano si può osservare nei primi anni dell'esistenza di ogni bambino, quando il loro stile di vita è ancora puro, perché non ha ricevuto stimoli sufficienti a snaturarlo e renderlo normalizzato.

Il bambino è gioioso, iperattivo, curioso, esplorativo, creativo, non ha paura, è libero, la sua casa è il mondo...

se per caso queste caratteristiche venissero mantenute integre anche in età adulta, gli esseri umani minerebbero dalle fondamenta l'odierno sistema sociale, che sfrutta, opprime e annulla gli individui, trasformandoli in semplici ingranaggi appositamente forgiati per soddisfare al meglio le necessità del capitale.

Per mantenere la sua stabilità il sistema non può permettere che fioriscano esseri umani gioiosi, energici e vitali, né teste pensanti, critiche, scettiche e razionali, ancor meno menti creative, originali e stravaganti, né individui rivoltosi, disubbidienti e rivoluzionari, che pretendono la libertà per sé e per gli altri:

il sistema ha bisogno di esseri "normali".

Da qui discende la necessità del controllo dei processi formativi e informativi condotto in concomitanza di apposite tecniche di condizionamento, note ai più come istruzione, indottrinamento e propaganda.

Quando un individuo cede adattandosi alla normalità, il sistema ha vinto. L'essere umano sperimenta così un fallimento che si riassume con la parola sopravvivere, anziché vivere.

Il doppio ruolo di lavoratore-consumatore che il capitale ha ideato per la massa, non contribuisce a migliorare l'esistenza degli individui che lo sperimentano, semmai causa smarrimento e malesseri, sminuendo il senso della vita.

Il bisogno di consumare viene artificialmente creato e indotto mediante apposite campagne pubblicitarie e precise strategie di marketing, che riescono a influenzare gusti e abitudini.

Affinché il consumatore si trasformi in un perfetto strumento per il profitto deve perennemente vivere nell'insoddisfazione e nell'invidia, pensando di poter trovare sollievo acquistando ancora, ancora e ancora di più.

Ma il consumismo non riuscirà mai a colmare le profondità di un'esistenza svuotata di significato, perché in realtà gli esseri umani non hanno bisogno di iper-consumare, mentre invece avrebbero un forte bisogno di vivere.

La felicità non è una questione di consumo, ma di tempo in abbondanza da vivere in libertà per sviluppare il proprio essere al riparo da ricatti, costrizioni e povertà.

Oggi invece gli individui dividono il loro inestimabile tempo della vita tra la disperazione dovuta alla disoccupazione e l'asservimento del lavoro, quando non sono costretti a cercare di riparare il fisico o la mente dai danni dovuti a un'attività lavorativa che di certo non è concepita per essere salutare.

Il lavoro protratto e forzoso, tipico dell'odierna Società Capitalistica, infatti, è da sempre causa di infortuni, stress, depressione, ansia e altre malattie sia fisiche che mentali.

Nella Società Capitalistica le relazioni umane vere e sincere, i rapporti disinteressati, il tempo per l'arte, la scienza, il gioco, l'ozio e l'amore, vengono sacrificati per una dimensione economica ipertrofica, che è divenuta totalizzante e che non riesce a concepire altra meta se non quella d'inseguire il profitto, invece che la felicità degli esseri umani.

Ecco che cos'è oggi, in estrema sintesi, la normalità: una massa d'individui normalizzati che lavora e consuma senza rimettere in discussione il paradigma dominante, alimentando il sistema che li sfrutta, li opprime e annulla il senso della loro vita.

La normalità è un insieme di costrizioni travestite da false necessità sociali utili al profitto, ma non di certo agli esseri umani.

La normalità è ciò che consente a chi detiene il potere di ottenere i suoi fini, sacrificando le esistenze degli altri membri della società.

Mentre l'inestimabile tempo della vita, la libertà e perfino la sostenibilità ambientale, vengono sacrificati in nome della ricchezza di una élite, miliardi d'individui vedono sfumare la possibilità di condurre un'esistenza di felicità.

Cedere ai condizionamenti e adattarsi alla normalità, invece di ribellarsi, opporsi, disubbidire e impegnarsi per cercare di ideare e costruire una società migliore, è esattamente quello che il sistema vuole che la massa faccia, perché in questo modo ciascun individuo contribuirà a mantenere in essere l'ordine delle cose mediante l'esercizio della propria normalità.

Chi accetta di essere sfruttato dal capitale e invita gli altri a seguire il suo esempio, invece di cercare di superare quella misera condizione affinché non avvenga più né per sé, né per gli altri, deve essere anche consapevole del fatto che sta gettando le basi per lo sfruttamento della propria generazione e di quella che verrà.

Per superare le imposizioni e le ingiustizie, e liberarsi dalle costrizioni che ancora oggi caratterizzano le vite di miliardi di esseri umani, creando così le condizioni necessarie per realizzare una Nuova Società, la massa deve fuggire dalla normalità, cercando di esprimere la propria unicità.

Le più grandi menti, gli artisti più talentuosi e i più formidabili atleti di tutti i tempi, sono da sempre stati tutt'altro che individui normali.

La normalità dettata dal sistema stermina le capacità, impedendo agli individui di realizzarsi sprigionando le potenzialità racchiuse nel loro essere.

L'avere una vita normale rappresenta una meta subdolamente suggerita dal sistema, perpetrata con il preciso scopo di relegare alla massa specifiche funzionalità, riducendola in condizione di asservimento e privazione di libertà. Un processo deleterio e limitante, che a cascata condanna l'intera umanità.

Per riappropriarsi del tempo necessario alla vita è doveroso sottrarre terreno a quella normalità economica che oggi è divenuta totalizzante, per restituire spazio alla creatività, al gioco, ai sentimenti e all'ozio.

Per fuggire dalla trappola che attanaglia l'umanità, è necessario spezzare la normalità della forma mentis fideistica, iniziando a esercitare lo scetticismo e la razionalità;

studiare, informarsi e criticare in modo costruttivo le dinamiche sociali, al fine di smontare pezzo dopo pezzo tutti i dogmi e i luoghi comuni utili al sistema ma non all'umanità.

Superando quella normalità fatta di egoismo e di ricerca del profitto, gli esseri umani potrebbero iniziare a cooperare per costruire un sistema sociale nel quale "normalità" significhi essere liberi di esprimere la propria unicità, senza più condizionamenti e false necessità, che riducono gli individui a meri schiavi al servizio delle esigenze del sistema economico e di una élite sfruttatrice e parassitaria.

La strada della rinascita dell'umanità passa per il rifiuto della normalità.

Mirco Mariucci

Se le idee contenute in questo saggio ti sono piaciute, puoi acquistare o scaricare gratuitamente la raccolta completa delle riflessioni di Mirco Mariucci al seguente indirizzo.

9 commenti:

  1. Ottimo resoconto, complimenti.
    Per me sarebbe un sogno se anche contenuti del genere venissero metabolizzati dai molti che non accennano a tirarsi fuori da questa ruota e credono sia normale ascoltarsi rhianna o fare le vacanze nei villaggi turistici...

    Viviamo in un'epoca storica potenzialmente bellissima se non seguissimo i condizionamenti che hai perfettamente sintetizzato..

    Peccato che tutto il Pianeta Terra è destinato all'estinzione anche in tempi brevi se la massa non prende consapevolezza..
    Ma guai a uscirsene con frasi del genere finchè tutti non assorbiranno e metteranno in pratica, ad esempio, il valore di articoli come questo..

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    1. Grazie, ma non disperare! Il futuro non è già scritto, dipende dalle nostre azioni. Le evidenti criticità, che caratterizzano l'odierna società, spingeranno una massa critica d'individui a porsi delle domande. Le riflessioni contribuiranno a raggiungere la consapevolezza necessaria per attuare il cambiamento. A sua volta la consapevolezza muterà di riflesso i nostri comportamenti. Così facendo l'umanità si salverà, elevandosi ad un livello superiore in una rinnovata società. Cerchiamo di contribuire attivamente al processo rivoluzionario giocando la nostra partita, ed il nobile destino si compirà, non per incanto, ma come logica conseguenza della nostra volontà!

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    2. Tutto giusto.
      Tutto molto giusto e vero.
      Molto vero e ingiusto è il mondo falso.
      Anni e anni di articoli e lotte. E non ci riusciamo.
      La soluzione non la da però.
      Però è da cercare.
      Forse il valore dei soldi che mantengono in piedi il sistema economico è fallito.
      O sicuro non ci ha mai preso.
      Forse, ancora più giù, il dare e ricevere qualcosa di materiale (cosi escludo anche il baratto)non può mantenere in piedi un mondo sociale basato sulla libertà?
      Libertà è un parolone, scusa. Sociale potrebbe bastare se lo intendessimo come qualcosa di equo e scelto.
      Prova a pensarci anche solo per un attimo.
      Senza l'esistenza dei soldi o di merce di scambio,cosa succederebbe?

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    3. leggiti il libro Public Secrets di Ken Knabb, lì troverai la risposta a molti tuoi interrogativi...
      http://www.bopsecrets.org/PS/index.htm

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  2. Questo articolo è eccezionale, nella sua semplice ma acuta osservazione della realtà mette di fronte alla miserevole condizione (dis)umana del nostro tempo, vero e proprio orrore al quale non solo ci siamo abituati (considerandolo, appunto, normalità) ma addirittura ambiamo.
    GRAZIE.

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  3. D'accordissimo con tutto ora la cosa più importante per la continuazione dell'esistenza del mondo e svegliare le pecore. ..Fuck The System!

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  4. Che fantastico ritrovarsicompletamente in queste riflessioni e rendersi conto che siamo in tanti a rifuggire dalla "normalità" ihbotta dal sistema.Abbiamo un'arma potentissima ,la nostra intelligenza e dre tanti no.

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  5. Il sistema non ha solo l'illusione di una vita dorata per tenere schiavi i suoi sudditi, e non bastano giornali e TV e propaganda, Possiede anche esercito e polizia pieni di rambo esaltati e violenti. le religioni manipolatrici, la mafia e la cocaina e la delinquenza comune che creano la necessità di controllo sociale sul territorio, infine il nazionalismo becero e razzista e le guerre di conquista fatte passare per missioni di pace. Anche l'arte, la musica e lo sport sono solo strumenti di distrazioni di massa più che mezzi per emanciparsi. La vedo dura una presa di coscienza che porti al ribaltamento di tutto ciò. Ci annienteremo affogando nella nostra stessa merda.

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  6. mappare la normalità è normale. è subire . ignorarne la valenza soggettiva ed individuale del termine normale e di conseguenza limitante (come atteggiamento) , quindi definirne le linee collettive lo trovo al quanto reazionario. avere una proiezione di inividui eccellenti quindi anormali idem è un'arma a doppio taglio in quanto giustifica psicologicamente una supremazia di individui su altri ,lo si fà in campi specifici lottizzati in attitudini . in quanto tendere al meglio è l'elemento accumunante dell'intero cosmo. con metodi e idee diversi e mezzi . ma eterogenei. non credo che un genio si senta anormale ,forse la collettività lo individua come tale, ma è l'auto giudizio che media , quindi porre in maniera orizzontale l'esistenza e l'insieme delle dimensioni umane . Anzi il male che spesso affligge molti "geni" è proprio questa sottile discriminazione. cmq concordo in gran parte con la valenza dell'articolo. ma preferisco reputarmi normale se pur in gran parte non lo fà, il problema è il loro.

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