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martedì 7 ottobre 2014

Le spiacevoli conseguenze delle società basate sul merito.




Tratto dal saggio L'illusione della libertà, bestseller di Amazon nella categoria sociologia. Disponibile anche in download gratuito al seguente indirizzo.

Premessa: all'interno di questo articolo con il termine "meritocrazia" s'intende la tendenza a premiare, nel mondo del lavoro, chi si distingue per impegno e capacità nei confronti degli altri, ai quali viene negato, in una certa misura, il diritto di ricevere un reddito dignitoso a causa delle proprie "scarse" capacità.

L'attuale sistema cerca in tutti i modi d'inculcarci nella mente l'idea che premiare economicamente il merito rappresenti un'azione giusta e doverosa.

Più una persona è in gamba e riesce a primeggiare, più gli deve essere riconosciuto un compenso elevato.

Bisogna impegnarsi per essere i migliori, i più produttivi, i più forti, per assicurarsi condizioni di ricchezza maggiori, contando sulla possibilità di vedersi riconosciuto il merito.

Meritocrazia, è questo il mantra dell'odierna società.

Ma in quanti si sono fermati a riflettere sulle conseguenze di questa scelta sociale?

Il sistema meritocratico è veramente utile per raggiungere il benessere di tutti gli esseri umani?

I meritevoli sono quegli individui che per qualche ragione riescono a emergere e a distinguersi dalla massa a seguito delle proprie azioni.

Il perché riescano a farlo è presto detto.

Si tratta di un connubio d'esercizio e dedizione uniti con un pizzico di fortuna, che però non porterebbe troppo lontano senza la concomitanza di un talento innato.

Per quanto una persona possa allenarsi intensamente, non diventerà mai un ciclista professionista se non è dotata di un apparato cardiovascolare geneticamente performante.

Un essere umano che decida di dedicare tutta la sua vita allo studio della matematica, non riuscirà comunque a dimostrare uno dei 7 problemi del millennio senza avere capacità cognitive al di fuori dell'ordinario.

Si tratta di qualità che vengono assegnate dalla natura e non dipendono dalla volontà o dall'impegno dell'essere umano.

Con questo non intendo dire che l'esercizio, la costanza e la dedizione non possano portare a miglioramenti considerevoli, vorrei invece sottolineare che il meritevole, di solito, è tale e può primeggiare tranquillamente sugli altri, in quanto membro eletto da Madre Natura.

Per quanto una persona non dotata si possa sforzare, non riuscirà mai a dominare la scena nei confronti di un vero talento naturale.

È come se i meritevoli fossero stati progettati per sovrastare la restante massa della popolazione.

In un sistema sociale strettamente basato sul merito, la maggioranza degli esseri umani sarebbe inevitabilmente classificata come "non meritevole".

Vista l'impossibilità pratica di reggere il confronto con l'élite dei meritevoli, è doveroso chiederci: quali sarebbero le conseguenze di questa scelta?

Immaginiamo quindi di organizzare una società totalmente incentrata sul merito: «benvenuti a Meritocratia, la città dove le capacità di ognuno vengono sempre riconosciute!»

In questo luogo ideale, intriso di totale dedizione al merito, ogni essere umano percepisce un compenso proporzionale a ciò che è effettivamente in grado di fare.

A tutti viene riconosciuto il merito, le persone sono stimolate a dare il massimo per avere di più!

Ma in questo modo la classe dei meritevoli sarà sempre portata a primeggiare rispetto alla massa dei non meritevoli, diventando ben presto ricca e potente.

Non è una questione di volontà!

Per quanto i non meritevoli possano impegnarsi non riuscirebbero comunque a competere con l'élite scelta dalla natura.

Il compenso ricevuto dai non meritevoli si traduce inevitabilmente in un livello di ricchezza inferiore rispetto alla classe dei meritevoli.

Purtroppo all'interno dell'insieme dei non meritevoli è andata a formarsi un'ulteriore sottoclasse i "per nulla meritevoli", ovvero coloro che non riescono neanche ad assicurarsi la sussistenza a causa delle proprie scarse capacità:

le doti che il caso gli ha assegnato non gli permettono di avere un merito considerato sufficientemente elevato per poter vivere dignitosamente nella città di Meritocratia.

Che cosa vorreste farne quindi dei "per nulla meritevoli", condannarli alla morte per fame?

Fate attenzione, anche cacciandoli da Meritocratia il problema sarebbe destinato a ripresentarsi, poiché subito dopo andrebbe a formarsi una nuova classe considerata "per nulla meritevole".

Infatti anche considerando l'insieme dei 10 centometristi più veloci di sempre, in un sistema strettamente meritocratico, i 3 più lenti non potrebbero essere considerati meritevoli tanto quanto gli altri 7 più veloci;

così, in breve tempo, anche costoro sarebbero a loro volta catalogati come "per nulla meritevoli" pur essendo appartenuti all'élite dei meritevoli in passato, e dovrebbero essere cacciati dalla città.

Ma il problema si ripresenterebbe di nuovo con i restanti centometristi, fin quando non resterebbe soltanto il più veloce di tutti.

C'è un'altra questione da affrontare: per quale motivo i non meritevoli dovrebbero sperimentare condizioni di ricchezza e benessere materiale inferiori a quello dei meritevoli?

Non sono forse tutti esseri umani?

In fondo le doti dei meritevoli non dipendono che da un caso fortuito, se il fato non gliele avesse assegnate sarebbero stati anch'essi condannati ad appartenere alla sciagurata classe dei non meritevoli.

Chiaramente i meritevoli non hanno bisogno d'incentivi, in quanto già abbondantemente premiati dalla natura con l'intrinseca possibilità di emergere grazie alle loro doti.

Al contrario, senza un meccanismo redistributivo, i per nulla meritevoli, vivendo in una società esclusivamente basata sul merito, sarebbero inevitabilmente condannati alla miseria.

A Meritocratia, infatti, una élite vive nella ricchezza, una massa nella mediocrità e tanti altri esseri umani in povertà, solo perché considerati "non meritevoli".

Da questo piccolo esempio si comprende che premiare economicamente il merito induce stratificazione e divario sociale.

Se si vuole realizzare una società che sia in grado di assicurare un'esistenza di benessere paritario per tutti gli esseri umani, quella di premiare esclusivamente il merito non rappresenta di certo una soluzione ottimale da adottare.

La meritocrazia senza redristribuzione costruisce una società di diseguali con un'evidente sperequazione della ricchezza a vantaggio dell'élite dei meritevoli, un'ingiustizia che si può pensare di riequilibrare con azioni redistributive attuate nei confronti dei non meritevoli.

Ma premiare il merito per poi applicare dei meccanismi redistributivi, significa premiare in minor misura il merito, un'idea che portata alle estreme conseguenze, ovvero redistribuendo tutto il premio assegnato per il merito, equivale a non premiare affatto il merito!

Se assegniamo ricchezza in eccesso ai meritevoli, ma per far vivere dignitosamente i non meritevoli siamo costretti a sottrarre quel premio per darlo ai meno dotati, è evidente che la logica del sistema meritocratico, di fatto, risulta fallace.

Un sistema strettamente basato sul merito conduce alla stratificazione e al divario sociale, impedendo addirittura a una certa classe sociale di sopravvivere.

E si dà il caso che quella classe contenga anche gli individui più deboli e indifesi.

Concetti come la competizione e la meritocrazia puniscono i deboli e avvantaggiano i forti, premiando una classe e condannandone un'altra.

Ogni società basata su dei principi che non permettano a tutti gli esseri umani di vivere dignitosamente, dovrebbe essere immediatamente rigettata senza alcuna necessità di ulteriori argomentazioni.

Ci troviamo difronte a delle alternative:

legittimare un sistema sociale che, premiando economicamente il merito, assicura ricchezza e benessere a una élite sacrificando l'esistenza dei "non meritevoli";

attuare una redistribuizione parziale all'interno di un sistema meritocratico al fine di salvare perlomeno i "per niente meritevoli" dalla fame;

oppure ripudiare definitivamente l'ideologia meritocratica, adottando un sistema alternativo che sia in grado di assicurare a tutti condizioni di ricchezza e benessere paritari.

Che tipo di società abbiamo in mente per l'umanità?

Io propendo per la terza soluzione, perché a mio avviso gli esseri umani dovrebbero sperimentare le medesime condizioni di agio a prescindere dalle proprie intrinseche capacità.

Perché allora la massa continua a reclamare l'ideologia del merito come pietra fondante per la propria società?

Del resto, data l'elevata probabilità di appartenere alla classe dei non meritevoli, solo una piccola élite troverebbe una reale convenienza a vivere nella città di Meritocratia.

Ancora una volta si stanno assecondando le necessità del potere, invocando ciò che è utile per incrementare i profitti delle aziende.

L'umanità non ha bisogno di incentivare ulteriormente chi è già stato premiato dalla natura, ma di prendersi cura dei membri meno capaci e dotati, dei più deboli e indifesi.

Gli unici individui che dovrebbero essere premiati, sono coloro che non hanno le capacità per conquistarsi un premio da sé.

Mirco Mariucci

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4 commenti:

  1. non e` l'individuo che risolve niente, ma una popoalzione di individui altamente educati si`...la chiave della democrazia e` l'educazione per tutti fino ai piu` alti livelli, l'educazione PERMANENTE...il resto non conta

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  2. La meritocrazia "buona" va intesa in un altro modo
    ossia che i posti di prestigio che richiedono
    una competenza devono essere occupati da chi
    ha quelle competenze.
    Nel mondo capitalista non c'è meritocrazia vera
    perchè primeggiano i più scaltri corrotti sleali
    e raccomandati mentre molti talenti si perdono
    perchè costretti dai problemi economici a fare
    altro per procurarsi il denaro.

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  3. Non trovo niente di condivisibile in questo articolo. Meritocrazia non è lo sfrondare dalla società, alienandoli, coloro che per talento non possono eccellere, quanto da una parte commisurare la resa ed il beneficio all'impegno profuso (ed ai risultati, certo), per incentivare l'impegno stesso, e l'affidare a chi è più capace i posti che richiedono più capacità e responsabilità.

    dovrebbe essere uno stimolo verso l'alto, che spinga ognuno a dare ciò che riesce senza "lesinare".

    Nel nostro mondo, la meritocrazia non esiste, perché è in realtà sostituita dalla rete di relazioni, dai favori, dal clientelismo, financo all'associazione a delinquere, che creano prettamente un parassitismo di stampo post-feudale.

    quindi non è la "meritocrazia" da additare, bensì la sua non reale applicazione.

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  4. D'accordissimo. Bel libro “l'illusione della libertà”.
    Inoltre, lavorare per acquisire meriti in competizione con altri lavoratori, è alienante. Ci tiene lontani dal significato, dall'utilità o anche dal piacere del nostro lavoro; alimenta la violenza competitiva, il disprezzo per i “deboli” l'adorazione mistica per i “forti”; e ci rende tutti schiavi, divisi e rancorosi. E ciò naturalmente a favore di chi produce non per utilità sociale, ma per ottenere maggiori profitti.

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